Fast Animals and Slow Kids

Hýbris

2013 (Woodworm/To Lose La Track) | punk, alt-rock

Questi ci sembrano poco più che ragazzini, ma la verità è che una volta si cominciava a fare sul serio proprio all’età che hanno loro adesso, ventidue, ventitré, ventiquattro, o giù di lì. Oggi, se va bene, smetti di mangiare un po’ di polvere passati i trenta, quando nessuno, onestamente, si può più permettere quell’aria naif e sufficientemente do it yourself che tanto fa bene alla nostra idea di rock and roll. I Fast Animals and Slow Kids invece sono giovani, davvero, e a distanza di poco più di un anno dall’esordio, notevole, tirano fuori un altro disco. Proprio come facevano un tempo quelli bravi, che erano appena usciti dal liceo eppure avevano un sacco di cose da dire e non trovavano di meglio che sfornare un Lp dietro l’altro. E anche loro sono bravi, anche i Fask, e se “Cavalli”, prodotto e tenuto un po’ per mano da quel diavolo buono di Appino, lasciava già più che intravedere la stoffa di cui era fatta la band perugina, questo “Hýbris” (no, qui non ci metteremo a tenere piccole lezioni di letteratura greca a uso e consumo di chi non ha fatto il Classico o non ricorda: c’hanno pensato o ci penseranno più o meno tutti gli altri) chiarisce ancor di più la visuale. Per cui, beh, non molti avranno il coraggio di dire che il famigerato esame del secondo disco non è stato superato alla grande.

Rispetto all’energia pura degli inizi, in queste undici canzoni c’è più cervello e più fegato. Allora erano riff fulminanti e qualche rotondità portata all’estremo, ironia, cazzeggio e voglia di infilare la testa nel caleidoscopio senza trappole che a vent’anni può sembrare la vita. Oggi sono fondamenta solide e solide architetture, mura sonore senza crepe e slanci autoriali di spessore. Aimone Romizi continua a urlare nel microfono ma tiene sempre la barra dritta, e i testi raccontano dubbi e angosce e piccole atrocità: e senza essere lirico, senza fronzoli, il ragazzo evita ogni forma di indulgenza. Saranno elementari, i suoi versi d’amore e di interrogativi, ma mai scontati. Mai banali. E se ci pensate bene è di questo che il buon rock ha bisogno, specie quando è giovane. Idee limpide, parole graffianti e alto volume.

Se vogliamo parlare di musica, poi, e solo di quello, qui il salto di qualità è ancora più marcato – anche se forse più prevedibile: erano già bravi, e adesso hanno più mestiere. La produzione è matura, equilibrata, e qua e là compaiono i violini di Nicola "Bologna Violenta" Manzan e i fiati di Simon Chiappelli e Nicola Cellai, tutto risulta saturo al punto giusto, e mai smaccato. In generale l’impressione è che si picchi un po’ meno duro, anche se certi passaggi stoner rimangono in grande evidenza, e che allo stesso tempo si senta meno la tentazione di smussare angoli che in fondo sono già abbastanza dolci così. C’è una profonda vena hard, nei Fast Animals and Slow Kids, che però non sfocia mai nella maniera. Le canzoni sono saliscendi continui, e le chitarre riempiono sempre – sempre – la scena, ma tranne rare eccezioni non danno mai l’impressione di prendersi più spazio di quanto non sarebbe lecito.
È tutto molto veloce, e la matrice punk risente di frequentazioni Eighties del genere Replacements o Violent Femmes, buoni consigli dei compagni di strada più grandi di questi anni, ma per restare a tempi più prossimi sembra di poter rintracciare qualche eco strokesiano da un verso e, tra gli italiani, altri che nascono dalle parti di Ministri, Verdena e Fine Before You Came, per i quali d’altronde i Fask hanno un debole non da oggi.

Il singolo di lancio, “A cosa ci serve”, è un piccolo manifesto generazionale e proto-esistenzialista sporcato di mal d’amore, e senza dubbio è il pezzo che incide di più, il più commestibile, anche se probabilmente non il migliore della lista. Tra tutti, noi votiamo l’inizio e la fine, “Un pasto al giorno” e “Treno”, che aprono e chiudono vibrando sulla stessa nota di organo e che in realtà battono strade decisamente diverse l’una dall’altra: un compendio di molte delle anime dei Fask la prima, una piccola macchina da corsa in cui c’è posto per tutti la seconda. E in questi giorni parte il tour: non dimenticatevi mai che sul palco i Fast Animals and Slow Kids sono in grado di mettere su uno dei migliori spettacoli di rock and rock in cui potreste imbattervi di questi tempi nei circuiti indie italiani. Promossi, promossi, con voti molto alti.

(18/03/2013)

  • Tracklist
1. Un pasto al giorno
2. Fammi domande
3. Combattere per l'incertezza
4. Dove sei
5. A cosa ci serve
6. Farse
7. Maria Antonietta
8. Troia
9. Calce
10. Canzone per un abete, parte II
11. Treno
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