Galapaghost

Dandelion

2013 (Lady Lovely) | songwriter, alt-folk

Una pellicola Super 8 densa di memorie. Le ombre di un bosco, una bicicletta che corre nell’aria estiva. Le immagini scorrono sgranate attraverso la voce di Casey Chandler. Per il suo secondo disco a nome Galapaghost, il songwriter texano sembra aver deciso di ripartire dal ricordo. Canta di panorami riflessi da un vecchio proiettore, seguendo il sottile crinale di una speranza ancora in germoglio. “Life was so brand new, but beware there’s something cruel in the air”.

Il morbido intrecciarsi di chitarre, voce e batteria intorno a cui si dipana “Rosie”, il brano iniziale del nuovo album di Chandler, evoca subito i chiaroscuri malinconici dei Girls In Hawaii. È il segno più tangibile delle nuove tinte della sua musica: dall’intimismo acustico dell’esordio, “Runnin’”, pubblicato appena l’anno scorso, verso i territori di un cantautorato dalla vocazione indie, secondo la lezione di Radical Face.

 

Il disco si intitola “Dandelion”, e proprio come i petali di un dente di leone soffiati dal vento è fatto di atmosfere lievi, a partire dai vocalizzi eterei alla Bon Iver della title track. Rispetto al passato, però, le canzoni firmate Galapaghost vanno in cerca di una maggiore gamma di sfumature: i ritmi si fanno più serrati per l’ironica dichiarazione d’amore da notte dei morti viventi di “I’m A Zombie For You!”, sorta di galoppata western ai tempi di “The Walking Dead”; “Smile” si contamina di slabbrature elettriche, strizzando l’occhio ai gusti alt-pop; la voce si inasprisce tra i battimani di “Vermin”, immergendosi in un torvo blues.

“Dandelion” si sviluppa così tra un lucido desiderio di allargare gli orizzonti e una ricerca non ancora del tutto compiuta della propria strada: la scrittura, come già in “Runnin’”, tradisce ancora qualche eccesso di linearità, dando l’impressione di muoversi con meno confidenza proprio nei territori più distanti dalla canzone folk.

 

Il progetto Galapaghost conferma comunque tutta la sua indole al superamento dei confini. Prima di tutto quelli geografici, visto che a curare la pubblicazione del disco è ancora una volta l’italianissima Lady Lovely di Ru Catania. E proprio l’ex chitarrista degli Africa Unite si occupa della produzione di “Dandelion”, registrato nei suoi studi di Pomaretto e mixato tra Italia e Belgio. Accanto a lui, un ruolo fondamentale spetta a un altro musicista italiano, Federico Puttilli dei Nadàr Solo, che firma insieme a Chandler le delicate “Let Your Heart Be” e “Trembling Happiness”.

Eppure, è quando torna a calcare il terreno familiare dell’Americana che Chandler confeziona il momento più riuscito del disco: si tratta di “Isabelle”, parabola amara di destini perduti che con il suo passo svelto e i suoi ricami di banjo chiama direttamente in causa il country-folk vibrante di Johnny Flynn.

 

La serenata spoglia di “Goodnight Moon”, posta a suggello del disco, suona come la chiusura del cerchio, il ritorno allo spirito essenziale di “Runnin’”. I rami degli alberi ora sono spogli e tutti i rimpianti di ieri si sciolgono nel silenzio: “Goodnight stars/ And goodnight air/ And goodnight to the noises everywhere”.

(10/11/2013)

  • Tracklist
  1. Rosie
  2. Under The Willow Tree
  3. Let Your Heart Be
  4. I'm A Zombie For You!
  5. Dandelion
  6. Vermin
  7. Smile
  8. Isabelle
  9. Trembling Happiness
  10. Solemn
  11. Goodnight Moon
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