Julien Pras

Shady Hollow Circus

2013 (Vicious Circle) | songwriter, psichedelia, chamber-pop

La costanza con la quale Julien Pras ha manifestato la sua passione per Elliott Smith e la musica psichedelica dei primi anni 70 merita rispetto. Del resto, nella sua carriera con i Calc (sei album dal 1999 al 2007) Pras non ha mai rifiutato i paragoni ingombranti, che spesso etichettavano la band come "i Guided By Voices francesi".
Il suo primo progetto solista, pur sfiorando le mille copie vendute, non era riuscito a trovare accoglienza nelle fitte maglie della critica internazionale: “Shady Hollow Circus” non solo rinnova le migliori intuizioni del musicista francese, ma chiede vendetta e riscatto per un artista da scoprire assolutamente.

Non si può tacere della grossa influenza che Elliott Smith ancora esercita su Julien Pras, referenza non solo stilistica ma anche creativa: le dodici canzoni di “Shady Hollow Circus” sono un viaggio nel songwriting più raffinato e discreto che ha avuto grandi mentori in personaggi come Harry Nilsson, Louis Philippe e Curt Boetcher. La lunga carriera con i Calc ha inoltre contribuito a rafforzare una visione sonora d’insieme molto forte,  così che gli arrangiamenti non soffrono delle ingenuità tipiche di molti album di pop psichedelico che continuano a sbucare da qualsiasi angolo del globo.
Sempre vibrante e gioioso, “Shady Hollow Circus” affida a raffinate intuizioni strumentali le peculiarità stilistiche dell’autore: ecco organetti vintage quasi barocchi e sfavillanti chitarre acustiche incoronare il riff più immediato del lotto, ovvero quella “Seven More Hours” che rafforza il legame con il miglior Smith, mentre quando si è giunti al finale di “Watchman Blues” tutto diventa ancor più intenso e speziato, con un crescendo psichedelico che non si ascoltava dai tempi dei Radiohead di “The Bends”.

Il perfetto equilibrio degli elementi più critici (come l’orchestra e le nuance psichedeliche) è la più bella sorpresa di quest’album: ci si può così cullare nella malinconica purezza lirica di “Angel Of Mercy” o nei meandri progressive anni 70 di “Ghost Patrol” (quasi Genesis era-“Foxtrot”) senza mai perdere in raffinatezza.
Giocando abilmente coi chiaroscuri, Pras dà poi forma a meraviglie liriche (Daily Battles”), frammenti di country sopiti nella memoria ("Here On The Moon"), allegorie teatrali ricche di mistero (“Funeral Mute”), poesie crepuscolari (“Missionary Run”), e pause di romanticismo prive di dolcificanti (“Shady Hollow Circus”).

Abile illusionista dei tempi moderni, Julien Pras convince e affascina pur senza raccontarci nulla di nuovo; mai banale, sempre ricco di intuizioni liriche, il suo secondo album solista è il biglietto d’ingresso definitivo per ottenere un posto tra i più intelligenti seguaci di Van Dyke Parks e Brian Wilson.

(17/10/2013)



  • Tracklist
  1. Seven More Hours
  2. Angel of Mercy
  3. Radio Silence
  4. Funeral Mute
  5. Ghost Patrol
  6. Missionary Run
  7. White Lies
  8. Here on the Moon
  9. Join the Dots
  10. Daily Battles
  11. Shady Hollow Circus
  12. Watchman Blues


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