The Shade

Through Distant Times

2013 (Self produced) | synth-pop wave

Suono o son desto? Un wall of sound imponente, epico, pulito, lucido, arioso, galvanizzante, base, cornice, anima di un synth-pop classico, avvolgente e travolgente, tinto di scuro eppure entusiasta. Possibile alle porte del 2014? Altroché. Il moto di sorpresa semmai potrebbe derivare dalla base logistica in cui il progetto “rimettiamo su la discoteca post atomica in auge 30 anni fa” è stato concepito e partorito: Milano. Stefen e Derfel avevano cominciato ad apparecchiare la tavola non più tardi di dodici mesi fa; posate, calici, l’antipasto di un Ep, un quartetto di composizioni sinteticamente danzanti, vorticose, nostalgiche certo, ma che filavano come un treno sparato a velocità proibitive.

Oggi completano la prima base, confermando e, anzi, raddoppiando le sensazioni confortanti di un debutto colmo di riferimenti alle danze decadenti che furono, con poche tracce di italici spaghetti; mixer e coni mescolano e diffondono una visione internazionale. Dieci brani uniti da schemi rigidamente geometrici eppure malleabili, morbidi e accoglienti, bollenti nonostante la glacialità sintetizzata. Parrebbe una collection di successi, vista la difficoltà nel rintracciare scadimenti di tono. Dalle sequenze acquatiche dell’opening track “Situation” che virano improvvisamente su tragitti drammatici, perfetto accompagnamento per l’interpretazione vocale convinta, sempre in bilico ma controllata di Derfel, all’insinuante portamento ritmico di “Xs On My Eyes”, dance malinconica da naso premuto sul vetro della finestra, mentre fuori infuria la solita bufera invernale, è la costruzione del refrain a farla da padrone e a stupire. Accade anche quando al microfono si cimenta l’ingegnere Stefen: “Beautiful Friend”, strofa reminiscente dell’ugola di Andy McCluskey, esplosione ultravoxiana tra chorus e accompagnamento sottostante.

Un anno di lavoro ha cementato la partnership e arricchito il suono del duo, rendendo più profonda la resa dei quattro brani già editi: dall’ossessività ritmica di “Maximize” alla sicurezza che permea i cambi di velocità dei manifesti pure pop di “A Calling Spaceship” e “Immoral Ground”, sino all’urlo accorato di “Dawn Of Life”. L’afflato epico di “Stories”, la sicurezza melodica di “Turn Around” e l’osticità disturbante di “Black Garden” riportano alla mente un’antica sentenza da trasformare in quesito dubbioso: ma siamo sicuri che Milano non sia l’America?

(27/12/2013)



  • Tracklist
  1. Situation
  2. Xs On My Eyes
  3. Maximize
  4. Beautiful Friend
  5. A Calling Spaceship
  6. Stories
  7. Turn Around
  8. Immoral Ground
  9. Dawn Of Life
  10. Black Garden
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