Jesse Manley

A Gothic Folktale

2014 (self released) | folk-noir, chamber-folk

Il circo arriva inaspettato.
Nessun annuncio lo precede, niente volantini né affissioni o cartelloni,
nessuna menzione sui giornali.
Spunta così, semplicemente, dove ieri non c’era.
Sull’insegna nera e bianca appesa all’entrata si legge:
Apre al crepuscolo
Chiude all’aurora

(E. Morgenstern, “The Night Circus”)

 

Sipario. Si abbassano le luci della sala. Una figura in abiti di foggia antiquata si rivolge alla platea, stagliandosi nel fascio di un riflettore: “Ladies and gentlemen, welcome to A Gothic Folktale”.
Inizia così l’opera seconda di Jesse Manley, alfiere della scena cantautorale di Denver: portando direttamente ad assistere all’esibizione di un circo d’altri tempi. Gli strumenti si accordano, il silenzio si carica di attesa. Le corde di un banjo vanno a tessere la trama con il loro suono antico. Ed ecco contrabbasso, percussioni, pianoforte, clarinetto e violino comparire in scena come i cantori della storia. La voce parla delle ali nere di un corvo e di un albero vestito di candele. Parla di una pioggia di stelle e del compiersi di un gioco fatale: “A tale of a love most surely to fail/ And the ones who had set them free”.

“A Gothic Folktale” non è semplicemente una raccolta di canzoni. È un racconto, una rappresentazione teatrale, un balletto, uno spettacolo di illusionismo. Tutto sullo stesso palcoscenico.
All’origine c’è la musica di Manley, con le sue radici saldamente piantate nella tradizione folk. Ma è la dimensione corale l’essenza del progetto: a partire anzitutto dalla collaborazione con Garrett Ammon e la sua compagnia di danza Wonderbound, che aveva già trasformato in un balletto il disco d’esordio di Manley, “Devil’s Red”. Per poi aggiungere l’aura di mistero offerta dall’incontro con il Professor Phelyx, un vero e proprio illusionista dedito alle tecniche di lettura del pensiero. Vocazioni all’apparenza decisamente distanti, eppure capaci di fondersi insieme per dare vita a un’unica, bizzarra fiera vaudeville.

Tocca a un libro legare tra di loro le diverse anime di “A Gothic Folktale”: “The Night Circus” di Erin Morgenstern, ovvero la storia di un immaginario “Cirque des Rêves” che appare senza preavviso ai margini delle città. Un circo in cui la dimensione reale e quella magica sembrano riflettersi in un gioco di specchi e che fa da scenario alla sfida tra gli apprendisti di due enigmatici incantatori.
Il patto silenzioso e ineluttabile che unisce i loro destini riecheggia sulle note di “The Deal”: “A vow is made from words/ And promises are left unheard/ But along this path it never can be returned”. L’organo a pompa suggerisce una melodia nostalgica, le sottolineature del violino accompagnano un valzer intriso di lirismo. E, sul fremere minaccioso delle percussioni, la voce filtrata di Manley assume un risvolto sulfureo.

Da qualche parte tra il ballo in maschera dei Caravan Of Thieves e il cantautorato retrò di David Simard, Manley imbastisce una favola folk in chiaroscuro, eleggendo come numi tutelari Kurt Weill, Tom Waits e il ragtime di inizio Novecento. Accanto al dipanarsi della musica, i numeri di mentalismo del Professor Phelyx sembrano materializzare gli incantesimi del “Cirque des Rêves”, mentre i ballerini indossano i panni delle figure dei tarocchi, evocando le suggestioni di un mazzo di Arcani consumati dal tempo sugli accenti southern gothic di “The Rules”: “The cards will tell your fate for you/ One is The Lover, one La Maison Dieu”.

“A Gothic Folktale” è la fedele documentazione dello spettacolo messo in scena da Manley e compagni, registrato dal vivo in occasione delle ultime repliche. Non a caso, la scaletta si divide più o meno equamente tra canzoni vere e proprie e intermezzi strumentali, che non si limitano ad accompagnare le esibizioni ma contribuiscono in maniera decisiva al respiro cameristico delle atmosfere. Tra il fischio di un treno in lontananza e gli scricchiolii sinistri di uno scafo, le note sparse del banjo di “Ship Song” sembrano provenire da una sorta di Matt Elliott dalle ascendenze appalachiane. I temi musicali si dilatano in riprese dense di fascino, dalla sottile inquietudine del dialogo tra pianoforte e violino di “Theme To In Your Arms Again” fino al lamento spettrale della singing saw di “Theme To The Deal”.

“Millie And Christine”, le gemelle siamesi, fanno capolino dal loro tendone tra i riflessi sanguigni del clarinetto e la tragica storia d’amore che raccontano suona come una murder ballad sognata dai Decemberists. Ci sono palpitazioni sospese (“Levitation”), ci sono giostre abbandonate (“The Girl”). Ma, come in ogni magia, la parte più ardua è il prestigio: perché non è sufficiente far sparire qualcosa, bisogna anche farla riapparire. Ed è così che “In Your Arms Again” tiene in serbo l’ultimo sortilegio: i frammenti spezzati possono ricongiungersi, le cicatrici delle ferite possono essere risanate. “We’re pieces of shattered glass/ We break apart and then/ Holding close so our skin can touch/ You bring us back again”.
Gli occhi rimangono fissi, lo sguardo incredulo. Eppure era chiaro fin dall’inizio, fin dall’aprirsi dei cancelli del circo: “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”.

(15/12/2014)

  • Tracklist
  1. Welcome To A Gothic Folktale
  2. The Tale
  3. The Deal
  4. Departure
  5. Ship Song
  6. Introduction To Millie And Christine
  7. Millie And Christine
  8. Theme To In Your Arms Again
  9. Theme To Everything That Is
  10. Levitation
  11. The Escape
  12. Theme To The Girl
  13. Introduction To The Rules
  14. The Rules
  15. Theme To The Deal
  16. In Your Arms Again
  17. The Girl
  18. Remembrance
  19. Farewell From Phelyx
  20. Everything That Is


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