Julian Casablancas + The Voidz

Tyranny

2014 (Cult Records) | garage-rock

I piani futuri degli Strokes sono ancora piuttosto vaghi, ma sappiamo che Julian Casablancas ha dichiarato che c’è spazio nella sua vita sia per la band che per il proprio lavoro da solista. “C’è ancora magia negli Strokes”, ha detto recentemente Julian prima di buttarsi a capofitto nella promozione di questo “Tyranny”, pubblicato con l’etichetta di cui è propietario, la Cult Records, sotto il nome di Julian Casablancas + The Voidz.

Bisogna dare atto a Casablancas di non essersi risparmiato per nulla nella realizzazione di questo lavoro. “Tyranny” non è un disco facile da decifrare: dodici tracce per oltre un’ora di durata (scelta rara al giorno d’oggi) lo rendono per certi un album davvero strano, ricco di spunti ingegnosi e momenti discutibili. Prendiamo il singolo di lancio: “Human Sadness” è un brano che sfiora gli undici minuti, fatto di saliscendi e cambi di ritmo, dove il Nostro veste sia i panni del songwriter maledetto che quelli del rocker con totale confidenza, pur rimanendo il momento del disco in cui si fa più sentire l’esperienza con i Daft Punk.

Passato dalla produzione patinata di “Phrazes For The Young” alle ruvide mani di Shawn Everett (Weezer, Pete Yorn), Casablancas ha messo in piedi una garage-rock band coi fiocchi, dimostrando di poter essere ancora aggressivo come un decennio fa. “M.utually A.ssured D.estruction” suona feroce, intimidatoria; “Business Dog” è trasandata e incazzata, con un riff di chitarra micidiale che ricorda (tanto) i tempi di “Heart In A Cage”, mentre “Where No Eagles Fly”, poggiandosi sopra un possente giro di basso post-punk, risalta come uno dei brani migliori dell’intero lotto.
L’eredità degli Strokes trapela anche in “Crunch Punch”, il cui sound rimanda a una “Juicebox” ibridata con una base à-laRock The Casbah”, ma è notevole come in “Tyranny” Casablancas sia riuscito a non creare dei sordi epigoni della sua esperienza più famosa, quanto versioni più evolute e personali delle sonorità del suo gruppo precedente.

Facendo del lo-fi sporco un proprio punto di forza, Casablancas si permette anche il lusso di sperimentare con i synth, inserendo qui e là scariche d’elettricità e momenti di pura follia musicale; così, se “Take Me in Your Army” arriva a ricordare i Depeche Mode di “Master And Servant", “”Father Electricity”, sfonda i confini tra il jizz-jazz delle chitarre elettriche e la ritmica caraibica.
Non è un disco semplice all’ascolto, questo “Tyranny”: lungo, complesso, tirato fino a stremare chi lo approccia, con il primo “calo di tensione”, se così si può definire, che arriva con la penultima traccia, a precedere la finale “Off to War…”: è il pezzo più cantautorale, dietro una spessa coltre noise si nasconde un pop d’autore sofisticato e malinconico non lontano dai brani migliori di Rodrigo Amarante – che con Casablancas condivide l’amicizia e la collaborazione con Fabrizio Moretti.

Ormai trentacinquenne, Julian Casablancas sembra aver finalmente trovato una maturità artistica personale, che riesce ad andare al di là del semplice épater le bourgeois per aprire la strada a quello che ci si augura sia un nuovo percorso musicale.

(05/11/2014)

  • Tracklist
  1. Take Me in Your Army
  2. Crunch Punch
  3. M.utually A.ssured D.estruction
  4. Human Sadness
  5. Where No Eagles Fly
  6. Father Electricity
  7. Johan Von Bronx
  8. Business Dog
  9. Xerox
  10. Dare I Care
  11. Nintendo Blood
  12. Off to War...
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