Wild Beasts

Present Tense

2014 (Domino) | art-rock, electronic

Dopo la nomina per il Mercury Prize e la vittoria ai London Awards for Art and Performance il loro nuovo album “Present Tense” è una delle uscite più attese del 2014. Ad essere sinceri, l’esordio dei Wild Beasts non fu un trionfo critico, la loro fragilità naif e la frugale passionalità dei loro testi trasse in inganno anche i più smaliziati: Hayden Thorpe e compagni sembravano l’ennesimo gruppo capace di evocare estetiche new wave troppo ingombranti per esserne all’altezza (Smiths, Orange Juice, Associates).
Alcune incertezze non si sopirono neanche quando l’evoluzione verso l’art-rock divenne più evidente: le inflessioni pop-soul e un’ostentata gay-attitude non erano le coordinate preferite della critica rock, furono le ambiziose pagine di “Smother” le artefici della rivalutazione artistica. In verità quello che è avvenuto coi quattro ragazzi di Kendall è una storia ricorrente. Come i Depeche Mode, i Talk Talk e i James, la loro crescita artistica coincide con una evoluzione umana e culturale: prima timidi e spensierati (“Limbo, Panto”) poi graffianti e riflessivi (“Two Dancers”) e infine delicati e raffinati (“Smother”) i Wild Beasts hanno affrontato le loro ambizioni senza perdere di vista il controllo delle loro emozioni, ogni tassello della loro storia è un passo avanti verso la consapevolezza artistica.

Giunti al quarto album, si affidano senza timore a due produttori (Alex “Lexxx” Droomgoole e Leo Abrahams) capaci di gestire quelle nuance elettroniche, che la band ha voluto introdurre per stimolare quell’indolenza che di solito segue il successo. “Present Tense” è prima di tutto un album che sembra aver soddisfatto la band: le emozioni vivide e la splendida architettura d’insieme sono il frutto di una laboriosa struttura degli arrangiamenti che non attenua quella sensualità ricca di audacia, intelligenza ed emozioni inconfessabili che ormai li distingue.
Va subito chiarito che l’elettronica che si agita in “Present Tense” non è quella vintage e analogica che appassiona le band indie-rock, ma quella figlia dell’evoluzione degli anni 80 e 90, che passa attraverso la dance-music, il synth-pop, la techno, il drum’n’bass e l’ambient per poi confluire nella splendida elaborazione dei Blue Nile e dei Depeche Mode. Tom Fleming ha preso più confidenza con le sue profonde tonalità vocali e si alterna con Hayden Thorpe con un incastro quasi perfetto, i testi si avventurano verso tematiche più sociali e politiche, ma tutto questo avviene senza nessuna forzatura.

Il pregevole singolo “Wanderlust” ha aperto la strada con un’originale mistura di techno e dissonanze armoniche quasi gotiche che catturano i sensi: ciò nonostante “Present Tense” è un album meno immediato e confortevole di “Smother”. Le undici tracce evocano la poetica di Paul Buchanan con sonorità imponenti e maestose che però rinunciano all’enfasi che ha trascinato molte band nell’oblio creativo; percussioni e ritmi oscillanti si frantumano su cascate di suoni glaciali e frammenti chitarristici si agitano come fantasmi tra le intelligenti escursioni art-rock.
L’elettronica nelle mani dei Wild Beasts diventa uno strumento emotivo e carnale, il synth-pop di “A Simple Beautiful Truth” e la malinconia di “Pregnant Pause” sono frutto della stessa voglia di sensualità, e quando le note di “Daughter” prendono possesso dei sintetizzatori e del ritmo da metronomo elettronico, si diffonde un senso di mistero che induce alla riflessione più che alla spensieratezza.

La musica di “Present Tense” è come una casa di specchi dove mettere a nudo le proprie debolezze, che siano quelle legate alla sessualità (la magmatica “Nature Boy”) o alle paure ancestrali (il grazioso pop-beat di “Sweet Spot”). Il tutto, senza mai cercare una via d’uscita confortevole o liberatoria (le grevi inflessioni quasi post-rock della intensa “New Life”): non sono le risposte quelle che contano ma le domande.
È questa splendida intersezione di realtà ed enigma la forza dei nuovi Wild Beasts, quella che trasforma la piacevole melodia di “Mecca” in qualcosa di insolente o la ballad “A Dog's Life” in un racconto cinematico in bilico tra il patetico e l’esistenzialismo, ovvero il brano mancante ai Talk Talk di “Spirit Of Eden”.

C’è più di un segnale di coraggio e creatività nella musica della band, un senso di meraviglia e di smarrimento che cresce ad ogni ascolto, una bellezza che tormenta come nelle pagine più vivide dei già citati Blue Nile (“Past Perfect”). Ma “Present Tense” è soprattutto un insieme di ingegno e passione che non ha eguali nel panorama odierno.

(27/02/2014)



  • Tracklist
  1. Wanderlust
  2. Nature Boy
  3. Mecca
  4. Sweet Spot
  5. Daughters
  6. Pregnant Pause
  7. A Simple Beautiful Truth
  8. A Dog's Life
  9. Past Perfect
  10. New Life
  11. Palace


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