A furia di gridare “Al lupo al lupo” nessuno ci crede più, a furia di gridare “next big thing” nessuno ci crederà, eppure una nuova amabile Bestia Selvaggia è comparsa nel panorama musicale odierno.
Veste panni desueti, che ricordano le pulsioni naif degli Orange Juice, le trame nervose dei primi Talking Heads, le storie peccaminose degli Associates, ma anche l’intensità descrittiva degli Smiths: attraverso la voce di Hayden Thorpe tutto si modella e si amalgama mirabilmente.
La storia comincia nel 2002, ma solo nel 2004 le ambizioni di Hayden sembrano concretizzarsi: il gruppo comincia ad avere una formazione stabile, realizzando alcuni pregevoli demo Ep, dopo tre anni le prime attenzioni della Bbc spingono il loro singolo “Brave Bulging Buoyant Clairvoyants”, di ispirazione dance, verso un timido ma pregnante successo. Quattro singoli e otto eccellenti canzoni stuzzicano la curiosità del pubblico. Ed ecco ora l’album d’esordio, che nelle dieci tracce sacrifica due dei quattro singoli.
Pur rinunciando agli eccellenti hit “Assembly”e ” Through Dark Night” il disco propone una sequenza straordinaria di pop divertente, oltraggioso, irriverente. I Wild Beasts riescono a mascherare soluzioni ardite e mature dietro l’apparente fragilità delle loro canzoni.
“The Devil’s Crayon” nasconde dietro un funky-beat travolgente una malinconica urgenza che la voce sottolinea con struggente poesia, mentre “She Purred While I Grrred” mostra complesse tessiture ritmiche etno-punk, frammiste a spunti melodici teatrali e grotteschi, sfiorando il capolavoro.
“Vigil For A Fuddy Duddy” incanta col suo corpo melodico e ritmico sempre in evoluzione, con la voce che, seppur soffre di richiami a tutta la scena gay inglese, (da Antony a Billy MacKenzie), mostra una duttilità mai ascoltata. Una versatilità ancora più esplicita nella straordinaria “Please Sir”, già b-side del singolo “Through Dark Night”, una ballad dal tono surreale e teatrale che riporta alla mente i dimenticati Band Of Holy Joy.
Nervose, mai leziose, le canzoni si susseguono senza cadute di tono. “The Club Of Fathomless Love”, “Woebegone Wanderers”, “Cheerio Chaps, Cheerio Goodbye” sembrano quasi elementari o adolescenziali, come sfuggite a un promo della Postcard, ma esprimono una fisicità nuova.
Una drammatica maturità aleggia dietro le più mature tracce dell’album: “The Old Dog” si tinge di soul passionale e ironicamente drammatico (come nella gia citata “Please Sir”), mentre risulta più incisiva la splendida “His Grinning Skull”, una ballata che su un tappeto di synth e chitarre tratteggia col piano una melodia accattivante.
“Limbo Panto” è un esordio luminoso che dà lustro a una scena musicale in evoluzione, abile nel rispolverare il pop inglese tenendo conto dell’esperienza di gruppi come Animal Collective, Arcade Fire, Mgmt etc. Il disco sa essere maestoso e imponente, ma anche fragile e spensierato. Su tutto aleggia il tono disperato della voce di Hayden Thorpe.
16/06/2008