Ghost Harmonic

Codex

2015 (Metamatic) | chamber-ambient, dark-ambient

In questi ultimi due anni John Foxx ce lo siamo persi un po' di vista. Non che lui si sia fermato, anzi: un disco solista qualche mese fa (recupero in arrivo), un affascinante progetto a cavallo tra cinema sperimentale e audiovisiva e un rinnovo più convincente per quanto non esaltante della collaborazione con Steve D'Agostino l'anno scorso. E di mezzo ancora una cascata di compilation e antologie. Il trend generale di questo ultimo biennio ha segnato sostanzialmente un ritorno di fiamma sul fronte ambientale, a ben cinque anni dalla coppia d'assi “My Lost City”-“Mirrorball” e dopo un triennio interamente dedicato al postmodernismo synth-writer nei Maths.

Proprio in quell'esperienza, al momento ferma a “Evidence” di due anni fa, il progetto Ghost Harmonic affonda le sue radici. Di nuovo una collaborazione con Benge, ma stavolta ad affiancarli c'è la violinista Diana Yukawa in quello che è una sorta di trio elettronico-cameristico. A livello sonoro, però, dei Maths restano giusto alcuni passaggi atmosferici e cinematografici raccolti per la gran parte proprio in “Evidence”. Briciole che si perdono in una miscela squisitamente ambientale nel senso meno comune del termine, fra possenti riverberi d'archi, profonde incavature analogiche, esplorazioni spettrali, allucinazioni vivide e fantasmi dell'inconscio.

La vera novità, però, è che in Ghost Harmonic Foxx non è il condottiero, ma solo una delle tre parti in gioco. Lo sentiamo forte e chiaro racchiudere porzioni di spirito nei flussi che compongono l'abbraccio caloroso dell'iniziale “A Green Thought In A Green Shade”. Lo ritroviamo protagonista assoluto nel finale solenne della title track, dove una luce accecante e confortante, costruita dalla sovrapposizione delle sue armoniche e delle carezze del violino, spazza via gli incubi evocati nel cuore del disco. Riscopriamo, insomma, il suo spiritualismo post-romantico, quello che ha mantenuto intatto fra mille mutazioni, da “Pater Noster” a “Barbican Brakhage”, con gli agglomerati di armoniche sinfoniche a rimpiazzare le melodie analogiche.

Nel resto del lavoro, però, la musica e il soundscape cambiano di pari passo con gli equilibri del trio. Il quarto d'ora scarso di “The Pleasures Of Ruins” è il regno di Yukawa, che si immedesima in Eyvind Kang e tesse una tela di variazioni tonali sovrapposte, proprio mentre alle sue spalle Foxx e Benge usano gli oscillatori in bassa frequenza per scavare fosse profonde nell'oscurità. In “Dispersed Memory” il maestro del Modular sale in cattedra rielaborando le sue ambientazioni più claustrofobiche, trasformando le sue macchine in autentici spettri e inscenando un quadretto inquietante a cavallo fra incubo e distopia.

Nei venti minuti scarsi di “When We Came To This Shore” il climax raggiunge il suo epos, e i tre si ritrovano riuniti al timone: le presenze intangibili evocate da Benge dominano i primi minuti, prima di finire avvolte nel commovente dialogo tra la coltre di tastiere di Foxx e il violino di Yukawa, ora a voce più bassa ora nella forma di un lamento struggente. Alla contemplazione e alla liturgia del Foxx del passato recente ha fatto qui seguito la sostanza sentimentale nel suo stadio più puro, declinato in una sofferenza esistenziale che troverà via d'uscita nella luce liberatrice della già citata title track. Un codice dell'anima, parafrasando liberamente il titolo, difficile da decifrare quanto ricco di simboli, spunti, segreti.

Un nuovo stadio, finalmente condiviso per davvero, contaminato a fondo e in maniera decisiva, dunque non del tutto suo, della poetica di un musicista semplicemente senza tempo. Radici importanti per un progetto che sembra promettere un futuro ricco di meraviglie come questa.

N.B. Il disco è pubblicato in edizione limitata di 1000 copie. La confezione è composta da un libro, contenente il disco e una serie di illustrazioni per ciascun brano, assieme ai credits dei musicisti.

(04/06/2015)

  • Tracklist
  1. A Green Thought In A Green Shade
  2. The Pleasure Of Ruins
  3. Dispersed Memory
  4. When We Came To This Shore
  5. Codex
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