Giya Kancheli

Chiaroscuro

2015 (Ecm New Series) | contemporanea, neo-classica

"Chiaroscuro" è l'undicesimo album che il compositore georgiano Giya Kancheli ha dato alle stampe per la Ecm New Series. La collaborazione con l'etichetta di Manfred Eicher è nata nel 1992 con una raccolta di sue composizioni condivise con quelle di un grande compositore russo come Alfred Schnittke.
Fino ad allora, il nome di Kancheli non era quasi affatto conosciuto, benché vantasse già una nutrita discografia, stampata dalla storica etichetta russa Melodya (per chi ha memoria, i dischi di quell'etichetta sovietica erano stampati su pasta di Pvc di pessima qualità e che emanavano un cattivo odore non appena si tiravano fuori dalla busta protettiva interna, anch'essa realizzata in un cellophane trasparente di pessima qualità, così come le copertine, che erano in pratica dei foglietti di carta flessibili). E' probabile che Franco Battiato (suo grande ammiratore) lo abbia conosciuto proprio in quel periodo.

Esattamente coetaneo di Arvo Part (sono nati entrambi nel 1935), Kancheli condivide con il grande compositore estone un profondo senso di spiritualità, che è riscontrabile in tutta la sua produzione musicale e il suo deciso rifiuto al ricorso di tecniche aleatorie e apertamente sperimentali. Se però Part è dichiaratamente cattolico, la religiosità di Kancheli è invece più universale. Marcatamente influenzato da Shostakovich all'inizio della sua carriera musicale (influenze facilmente avvertibili nelle sue prime sinfonie), Kancheli ha con il tempo mutato il suo approccio musicale verso un minimalismo ascetico di natura tardo romantica, inglobando influenze che vanno, in parte, anche da Dvorak a Brahms e a Schumann, creando uno stile immediatamente riconoscibile e unico, anche se talvolta un poco statico (nel senso che è un marchio di fabbrica quasi immutabile nel tempo).

I due poemi sinfonici contenuti in "Chiaroscuro", che si avvalgono della partecipazione del grande violinista Gidon Kremer e dell'orchestra da camera Kremerata Baltica, sono infatti da considerarsi delle sintesi della sua arte. Le due composizioni sono infatti piuttosti simili sia nella struttura, che nell'andamento armonico e nella durata. Si può infatti affermare che "Chiaroscuro" (2011) sia praticamente una riscrittura di "Twilight" (2004). Eppure, nonostante ciò, si tratta di due composizioni di grande respiro e impatto emotivo, che richiamano alla mente non solo le partiture ascetiche e mistiche di Part, ma anche il sinfonismo minimalista di Gorecki, con i suoi crescendo in maniera lenta e solenne, insieme a improvvisi e bruschi stacchi strumentali, senza mai dimenticare Brahms e Schubert.

Non saranno magari i suoi massimi capolavori (come la Quarta e Settima Sinfonia, il "Lamento" in memoria di Luigi Nono o "Exil"), ma di sicuro sono i lavori maggiori tra le ultime composizioni di Kancheli. Questo spirito minimalista tipico di tali autori ha oggi fortemente influenzato anche musicisti jazz e persino post-rock dell'ultima generazione.
Va citata, su tutti, la giovanissima sassofonista norvegese Mette Henriette (nonostante abbia solo 25 anni, ha avuto l'onore di suonare anche con un grande veterano come Tim Berne), che con il suo nuovissimo omonimo doppio album di debutto per la Ecm uscito in questi giorni, ha realizzato un capolavoro di rara bellezza e intensità, in cui le trame jazz rimangono solo sullo sfondo. Lei, insieme ad altri suoi colleghi più o meno coetanei, devono tantissimo a Part, Kancheli e a Gorecki.

(06/12/2015)

  • Tracklist
  1. Chiaroscuro (for violin and chamber orchestra)
  2. Twilight (for two violins and chamber orchestra)


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