Sleater-Kinney

No Cities To Love

2015 (Sub Pop) | alt-rock

Usare la nostalgia come trampolino di lancio, si sa, è un’arma a doppio taglio: per quanto belli siano i vecchi tempi, difficilmente torneranno così com’erano. E Corin Tucker, Carrie Brownstein e Janet Weiss non hanno certo impostato il loro ritorno come un amichevole rientro in sordina, ma hanno proclamato in vari modi con la caratteristica, sardonica baldanza quanto hanno investito nel loro nuovo “Cities To Love”, primo disco dallo iato seguito alla pubblicazione di “The Woods” nel 2005.
Già ripetere l’esperienza di quel disco, una chiusura pirotecnica, con il suono portato sopra le righe da Dave Fridmann e i pezzi forse più memorabili in senso stretto della loro carriera, sarebbe stato un ottimo traguardo. Le tre ex-riot grrl dichiarano addirittura di aver voluto innovare la loro idea di band – quando, con le ovvie evoluzioni e deviazioni, erano sempre rimaste fedeli a sé stesse per tutta la loro carriera.

Che vengano prontamente smentite su questo punto rappresenta una delle cose più apprezzabili di questo “No Cities To Love”, per il resto una divertita ma non particolarmente divertente sgroppata in cui il trio vuole suonare d’un fiato, senza compromessi – con una sensazione di martellamento monotono soverchiante nell’ascolto del disco.
I riff della Brownstein perdono il loro elegante graffio Television per entrare in una più comune etichettatura seriale di stampo Black Keys, o Arctic Monkeys era-Josh Homme (“Bury Our Friends”, “Fangless”); la voce della Tucker sembra incatenata a una tonalità di mezzo appena scalfita da una versione doma del suo urlo.

Sembrano mancare, insomma, le qualità di scrittura necessarie a lasciar esprimere compiutamente le diverse identità, fortemente caratterizzate, di Carrie, Corin e Janet; anzi spesso le soluzioni melodiche e di arrangiamento suonano piuttosto stanche (la title track, “No Anthems”).
Insomma, nonostante il tentativo di occultare il carattere nostalgico dell’operazione, è proprio da questo che vengono le note positive, da quei pochi momenti in cui si sente più il graffio che la zampata di piatto. Più che altro, rimane la speranza di vederle di nuovo insieme sul palco (per molti, per la prima volta).

(15/01/2015)



  • Tracklist
  1. Price Tag 
  2. Fangless 
  3. Surface Envy 
  4. No Cities to Love 
  5. A New Wave 
  6. No Anthems 
  7. Gimme Love 
  8. Bury Our Friends 
  9. Hey Darling 
  10. Fade
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