Cesare Basile

U fujutu su nesci chi fa?

2017 (Urtovox) | songwriter, rural blues

Nobile cantore della nostra contemporaneità, il musicista catanese Cesare Basile continua il suo viaggio - iniziato nel lontano 1994 - fatto di semplici visioni della realtà, di epici racconti degli sconfitti della sua terra, degli ultimi quotidianamente offesi ma inconsapevoli di esserlo. Come lui stesso ci dice è la storia della Dannata, una città offesa che - come un incantesimo - continua a cercare il benevolo consenso di chi la offende quotidianamente. Ma vuol essere anche la storia del giorno in cui qualcosa distruggerà l'incantesimo, dove la giustizia o la vendetta troveranno il luogo e il momento giusto per manifestarsi.
Basile, con uno sguardo da vero artista, certamente uomo maturo ma con un bambino dentro di sé capace ancora di vedere e riconoscere quanto il re sia nudo, riesce quindi a raccontare quello che ci viene spesso celato dai tanti cantautori fin troppo attenti nel depurare ogni loro lavoro da tutti quegli elementi che possano urtare sensibilità o ostacolarne la "carriera".

Basile fa invece una scelta inversa riuscendo, di conseguenza, a registrare un album destinato a restare nella memoria; usa il dialetto catanese per cantare le vite degli ultimi, uomini apparentemente sconfitti ma ricchi di dignità, uomini e donne del Sud visti come emblema di un nuovo mondo in cui parlare di povertà dignitosa, di uomini che non hanno mai visto le luci televisive della ribalta, di ultimi che valgono più dei "primi" della società moderna, diventa scomodo e per molti quasi incomprensibile.
La tradizione letteraria che si ritrova in vari brani del nuovo "U fujutu su nesci chi fa?" diventa quindi uno strumento per ritornare a un mondo più autentico, totalmente cancellato dalla nuova ideologia dominante che punta senza esitazioni all'uomo solo senza storia e tradizioni, consumatore anglofono uguale in ogni parte del mondo. Il cantastorie Basile usa come strumento uno scarno rural-blues con solo semplici accordi di chitarra e percussioni, in un continuo processo di sottrazione che ripulisce ogni eccesso e ogni elemento superfluo.
Basile riscopre parole che la orwelliana neo-lingua televisiva ha eliminato dal dizionario comune; scopre quindi la parola "padrone" nel brano "Lijatura", dove la sudditanza diventa un'inevitabile iattura in cui le nuove idee dei padroni ("tu devi volere bene alle pensate dei padroni") hanno il solo scopo di sfruttare ancor più coloro che devono persino essere grati di tutte queste nuove idee (oggi potremmo chiamarle "riforme").

Ma lo sguardo benevolo è rivolto in particolare ad alcune tipologie umane che solo per caso sono siciliane perché potrebbero trovarsi in ogni tempo e in qualunque parte del mondo; dai rimpianti e dai vecchi ricordi di un artista di strada ("Storia di Firrignu") di un mondo antico in cui la gente correva a vederlo, con un finale memorabile che ricorda la tradizione dei pupi siciliani di Orlando e di Gano di Magonza, all'elogio di vecchie tradizioni popolari in "Cincu pammi", fino al tragico epilogo di un lavoratore dei nostri giorni ("Cola si fici focu"). In "Fimmina trista fimmina nata" il suono si tinge di scuro, così come gli scarni accordi di "U scantu" con le voci femmili, rimandano al folk apocalittico del duo Gira-Jarboe.
La title track è il brano più allegro, una tarantella che parla del "matto" presente nella copertina; nella moderna società solo il matto, con la sua imprevedibilità e la sua assenza di barriere, può vedere la realtà e descriverla, e paradossalmente può essere anche l'unico in grado di risvegliare un'umanità assuefatta all'impotenza.

(16/03/2017)



  • Tracklist
  1. Scongiuro
  2. Lijatura
  3. Tri nuvuli ju visti cumpariri
  4. Cincu pammi
  5. Cola si fici focu
  6. Storia di Firrignu
  7. U scantu
  8. U Fujutu su nesci chi fa
  9. Fimmina trista fimmina nata
  10. Cirasa di Jinnaru




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