Sarah Ruth

The Shape Of Blood To Come

2018 (Obsolete Media Objects) | gothic

Talento proveniente dal Texas, vocalist, multistrumentista e compositrice, Sarah Ruth Alexander affiora a nome Cerulean Giallo, si fa le ossa nel collettivo Problem DOGG e nei duo They Say The Wind Make Them Crazy e BS Pain Control, oltre a portare avanti progetti sperimentali come Asukubus, Frejyalune e Violent Squid. Quando debutta solista, dapprima con “Words On The Wind” (2015) e il seguito, l’eclettismo spiritista di “The Shape Of Blood To Come”, l’autrice dà qualcosa di labirintico e sciamanico a un tempo.

Sono labirintiche e forse eccessive, anzitutto, le cavatine pianistiche con batteria free-form, che ripetono e variano, implodendone l’impatto, alcuni temi dell’opera, o cavandone di nuovi (“Requiem”). L’opera comunque prevede momenti forti, come l’harmonium sepolcrale all’inizio di “Blastoff”, in un’atmosfera di decaduta chanson parigina, prima che diventi un’aria elisabettiana in preda alla più acuta delle crisi di nervi. Gli fa da seguito e contraltare “Believe”, in cui gli inceppamenti dell’elettronica e il pianismo horror preludono a gorgheggi e vibrato svaniti e disperati.

A un livello di analoga atmosfera ma differente nella natura e negli esiti si collocano quadretti svolti a un solo strumento, a cominciare dalle voci, lo spoglio mugolio gregoriano a cappella che è “Ouroboros”. Maria Callas e Diamanda Galas finalmente s’incontrano in “Catharsis In Infinitum”, una lontana stasi operistica schiantata da strilli osceni e tifoni Hendrix-iani. “Harmony Of The Spheres”, ultraterrena come da titolo, è una toccata di solo harmonium dissonante. Arpeggi e poi gradinate di dulcimer, suo strumento favorito, innervano “An Experiment In Giallo”. Ma su tutto contano i nove minuti di “The Shape Of Blood To Come”, in cui cerca di sondare gli abissi cosmico-vocali tralasciati a suo tempo dalla “Starsailor” di Tim Buckley, sempre in compagnia della fedele distorsione e delle deformazioni elettroniche.

Anche altezzosamente e non senza snobismo nei suoi tempi oltremodo comodi, il disco – più una raccolta antologica – spazzola uno scibile pregiato al di fuori del rock: musica da camera, musica pianistica, vocalismo d’avanguardia, musica elettronica, folk etnico, Nico. Alla collettività dell’ensemble (in presa diretta e niente sovraincisioni) solo il prologo di “Blastoff”, l’interludio “Believe” e una chiusa, “A State Of Mind”, che cerca titanicamente di riassumere tutti gli spunti. Dimostra e ostenta, ma quando infine riesce a esprimere si tramuta in dotta dissertazione d’isolamento e panica agorafobia, un vocabolario di lemmi sperduti nello spaziotempo. Diverse catarsi e almeno un gioiello, il brano eponimo. Il riferimento nel titolo al capolavoro di Ornette Coleman, “The Shape Of Jazz To Come” (1959), è un capolavoro d’ironia macabra.

(25/10/2018)

  • Tracklist
  1. Blastoff
  2. Ouroboros
  3. Harmony Of The Spheres
  4. A Theme And Variations (Requiem)
  5. Catharsis In Infinitum
  6. A Theme And Variations (Ouroboros)
  7. Believe
  8. An Experiment In Giallo
  9. The Shape Of Blood To Come
  10. Variations On A Theme In Giallo
  11. Repeat The Theme
  12. A Theme And Variations (Blastoff)
  13. A State Of Mind
Sarah Ruth on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.