Risponde il critico

Genesis - Neoclassicismo rock

di Claudio Fabretti
La quinta puntata è dedicata ai Genesis, una delle formazioni più famose e celebrate del progressive rock. Per approfondire la loro storia e la loro musica, ho interpellato Giancarlo Nanni, critico musicale, scrittore e autore, in particolare, del libro "Rock Progressivo Inglese", quasi una bibbia per gli appassionati di prog-rock 

1. I (primi) Genesis sono sinonimo di progressive. In che cosa consiste la novità portata da questo movimento e che cosa, in particolare, ha rappresentato per il rock europeo?
Non sono così sicuro che il "progressive", in quanto tale, abbia costituito un movimento a carattere musicale e culturale. Per me il termine "progressive" è un'etichetta di genere come un'altra, al massimo in grado di racchiudere al suo interno qualche affinità stilistica dei gruppi e musicisti che ne sono chiamati a far parte. E dico "chiamati a far parte" perché, come nel caso delle altre mille etichette similari che incombono sulla libera fruizione dell'arte musicale, se tu ti rivolgi a musicisti chiedendo loro se si sentono "prog", "grunge" o "hard rock", in nove casi su dieci ti risponderanno che si sentono solo creatori ed esecutori di musica. Tutte queste etichette sono state coniate dai media e dall'industria discografica con l'unico, vero obiettivo di rendere vendibile un prodotto discografico che, in particolare per le grosse industrie di settore, trascende ogni significato artistico. Difficile, su queste basi, parlare del "progressive" come di un movimento culturale. Diciamo piuttosto che già verso la fine degli anni Sessanta (e in casi sporadici anche prima) nel panorama della musica rock si registrano i tentativi da parte di alcuni musicisti di accostare la musica giovanile derivata dal rock'n'roll e dal blues a elementi della cultura musicale classica.
I Beatles tra i primi furono molto importanti, in questo senso, in quanto la loro universale popolarità permise a queste embrionali sintesi sonore di attecchire sempre più. Il rock europeo si è certamente dimostrato più sensibile rispetto a quello americano nei confronti di questa sintesi sonora (per logici motivi culturali) e negli anni Settanta si è assistito a una notevole proliferazione di musicisti impegnati, con fortune commerciali diverse tra loro, nell'esemplificazione di stili, a volte molto diversi tra loro, in qualche modo attinenti alle tematiche tipiche della sintesi tra rock e cultura musicale classica. Più che di "progressive" io parlo di rock neoclassico, ma giusto per dare un nome tecnico alla faccenda. 

2. Nel tuo libro sostieni che per "progressive" si deve intendere "qualcosa che procede lentamente e continuamente in senso evolutivo" e che pertanto "non si spiega perché vanno considerati progressivi i Genesis e non gruppi quali Who e Led Zeppelin, sicuramente più importanti e decisivi sotto questo aspetto". Una tesi che probabilmente ti ha attirato le critiche di qualche fan. Non ti sembra però che, così ragionando, si rischia di ampliare oltremisura la nozione di progressive?
Le critiche ci sono state, numerose; alcune intelligenti e motivate, altre decisamente pretestuose (come quella di voler cambiare nome alle cose: affermazione ridicola, visto che cerco proprio di non darli i nomi alle cose). E le critiche pretestuose sono arrivate in maggioranza non da appassionati, ma da addetti ai lavori. Altrettanto numerose sono state le voci solidali, di appassionati che hanno trovato il "taglio" che ho voluto dare al libro sostanzialmente corretto. Il problema di fondo è che la mia non era una vera e propria tesi pro o contro, o anche solo sul "progressive". Ho parlato di musica progressiva, non di "progressive", facendo attenzione a citare tale termine il meno possibile. Il mio è sostanzialmente un libro sull'evoluzione creativamente progressiva della musica rock inglese in un determinato lasso di tempo, non sul "progressive". (Confusione è stata poi ingenerata dall'editore che - guarda caso - per offrire al libro un mercato potenzialmente appetibile, ha trasformato, di sua iniziativa e informandomi a cose fatte, il titolo originale del testo - "Alla Fine Del Gioco" - in "Rock Progressivo Inglese").
Se poi devo proprio parlare di "progressive" allora, partendo dall'esposto della prima domanda, sì, ho la tendenza e la precisa volontà di ampliare oltremisura ogni "etichetta di genere", con l'unico obiettivo di farle perdere qualsiasi valenza riduttiva nei confronti della musica che si approccia e si ascolta. In altre parole, finché si utilizzano queste etichette per capirci tra appassionati, per acquisire o dare una semplicistica idea del contenuto musicale mi può anche stare bene; quando si vuol fare intendere che queste "etichette" rappresentano veri movimenti culturali non sono d'accordo. Anziché capire di più e meglio, si rischia la disinformazione.
C'è poi una contraddizione in termini: si dice che il "progressive" è stato uno dei momenti creativi "alti" dell'evoluzione musicale rock degli anni Settanta e poi c'è chi si affanna in articoli, libri e pubblicazioni ad affermare che per essere "progressive" il batterista deve fare questo, il chitarrista quello, che nella musica deve essere presente questo aspetto e non quell'altro. Un vero e proprio contenitore, rigidamente definito, che preclude ogni esperienza radicalmente innovativa. Per me, ascoltare e parlare di musica è un'altra cosa. 

3. Nel tuo libro scrivi anche che "pur essendo dei discreti strumentisti, i Genesis non possono essere paragonati dal punto di vista tecnico a band quali Yes e Gentle Giant". Quali sono, tuo avviso, i loro limiti?
Ovviamente i Genesis erano ottimi strumentisti, anche se nei loro dischi si nota una minore propensione verso soluzioni solistiche o tecnicamente di livello pirotecnico, cosa che invece in altre formazioni dell'epoca appare più evidente. Ma, in fin dei conti, per sapere esattamente se un chitarrista è più bravo o meno di un altro, dovremmo sottoporre i musicisti all'esecuzione di identiche partiture e vedere chi le suona meglio da un punto di vista strettamente formale. Credo però che la cosa sia realmente di scarso interesse. La mia considerazione era rivolta piuttosto al fine di rafforzare l'idea di un complesso, i Genesis, che curava maggiormente l'aspetto strutturale delle canzoni rispetto alle frasi solistiche dei vari strumenti. 

4. Quali sono i principali elementi musicali che confluiscono nei primi lavori dei Genesis, "From Genesis to Revelation" e "Trespass", e che cosa cambia invece con l'ingresso del chitarrista Steve Hackett e del batterista Phil Collins negli "equilibri" della formazione, "a partire da "Nursery Crime"?
Il primo album dei Genesis, "From Genesis To Revelation", è sostanzialmente un disco "pop", nel senso di una musica di facile ascolto, melodica, non troppo brillante e privo di particolari soluzioni "avveniristiche". E' vero, altresì, che alcune delle principali influenze della loro futura musica sono già presenti, oltre alla voce di Gabriel, ancora timida ma già ben impostata, e alcune composizioni si ascoltano con piacere, nella loro ingenua semplicità espressiva. Onestamente, se i Genesis dopo quel disco si fossero sciolti, oggi faremmo fatica a ricordarli tra le formazioni underground anche solo di medio livello. Con "Trespass" la musica cambia, e non poco. Lo si può capire già dai primi secondi di "Looking for someone", dalla voce di Gabriel, già caratteristica e facilmente riconoscibile, sostenuta dalle note della chitarra di Phillips e dell'organo di Banks.
Il gruppo individua con buona precisione lo stile che ne farà la fortuna anche commerciale, dopo gli stenti iniziali. C'è anche da dire che il disco esce nell'ottobre del 1970, quando gli esempi di un suono improntato sul neoclassicismo (sia pur molto diversi tra loro) sono già numerosi e qualitativi (basti pensare, solo ad esempio, ai primi King Crimson, ai Family o ai Pink Floyd di "Ummagumma").
La musica dei Genesis si propone però con una certa originalità, recuperando sonorità folk, con temi favolistici e vaghi atteggiamenti da trovatori medievali, e si avvale della notevole cura riservata all'armonia e alla melodia. In più, il gruppo e in particolare Gabriel, s'impegna in una trasposizione "teatrale" della propria musica, con l'elaborazione di spettacoli scenicamente imponenti che orienteranno in modo decisivo il confronto con il pubblico dei gruppi rock nella parte centrale degli anni Settanta. Quanto ai nuovi ingressi in formazione, direi che Collins (almeno fino all'abbandono di Gabriel) si dimostra buon batterista e poco altro, mentre sicuramente importante è l'apporto strumentale di Hackett, nell'economia delle strutture d'insieme della musica del complesso. 

5. Fin dall'inizio, nei Genesis, si mette in luce la personalità teatrale e istrionica di Peter Gabriel. Che giudizio hai di lui come compositore, musicista e personaggio?
Un giudizio altamente positivo e ulteriormente rafforzato dal prosieguo della sua carriera come solista; un musicista attento alle istanze musicali più diverse, provenienti dai più reconditi angoli del mondo. A suo modo, militante. 

6. Mi pare di capire che a tuo parere il disco migliore dei Genesis è "Nursery Crime". Quali sono gli elementi che, secondo te, rendono questo album il loro capolavoro?
A mio parere "Nursery Crime" rappresenta la sintesi più semplice e corretta della proposta musicale dei Genesis, un lavoro fondamentalmente costituito di canzoni dall'anima romanticamente neoclassica e folk, pensate e proposte in modo esemplare, senza cedimenti o sproloqui espositivi, anche laddove si fa spazio con una certa insistenza (ma in modo ancora ben contenuto sul piano formale) la "novità" della suite in brani quali "The Musical Box" e "The Fountain Of Salmacis". 

7. "Selling England By The Pound" è forse il disco che fissa lo standard "classico" dei (primi) Genesis. A tuo giudizio, però, il disco "pecca di tecnicismo". Che cosa intendi in particolare?
Credo che il disco che fissa lo standard classico dei primi Genesis sia "Foxtrot", di certo l'album per il quale il gruppo produce il massimo sforzo compositivo, con alcune buone canzoni sul primo lato e la complessa suite di "Supper's Ready" che occupa la quasi interezza del secondo. Anche se la musica appare a tratti leggermente appesantita e non raggiunge lo splendore armonico di "Nursery Crime". "Selling England" tenta invece di recuperare la classica forma canzone di "Nursery Crime" e a tratti ci riesce molto bene.
Ci sono però delle evidenti differenze tra i due dischi, non tanto dal punto di vista della struttura di base delle composizioni, quanto nei modi strumentali e nelle scelte degli arrangiamenti; in entrambi i casi il suono è già orientato verso un perfezionismo formale, inappuntabile ma a volte scarsamente espressivo, che poi si manifesterà in pieno nel successivo "Lamb Lies". La freschezza "folk" di "Nursery Crime" è in "Selling England" sovrastata da un uso, spesso tutt'altro che convincente, di strumentazione elettronica che appesantisce e "banalizza" i modi esecutivi, al pari dell'utilizzo di tempi e ritmi percussivi talvolta non particolarmente adatti alla natura romantica di molte canzoni, che pure non mancano di spunti appassionanti. Infine, sono presenti rilevanti cadute di tono che mi portano a considerare questo disco come inferiore ai due precedenti album di studio. 

8. "The Lamb Lies Down On Broadway" credo riassuma un po' tutti i pregi e i difetti della band. Di questo doppio album, tu però scrivi che "si affida a soluzioni concept tanto spettacolari, quanto fredde e calcolate". A che cosa ti riferisci esattamente?
Sono d'accordo con te: è un disco che riassume pregi e difetti della loro musica. I pregi sono le belle melodie, le accattivanti soluzioni armoniche di certe composizioni, i difetti la pomposità del progetto che per sua natura irrompe a volte in momenti musicali estremamente "calcolati" e in fredde citazioni di soluzioni sonore già proposte in precedenza e qui riportate più come mero esercizio stilistico e a volte non in grado di mostrare la loro anima e di infiammare il suono con l'emozione. E' un po' l'implosione della musica dei Genesis, la fine di un ciclo. Non a caso, pur essendo il gruppo al massimo della notorietà fino a quel momento, Peter Gabriel decide di abbandonare i compagni. 

9. Pur conquistando una buona popolarità in giro per l'Europa, i Genesis hanno spopolato all'inizio soprattutto in Italia. C'è qualcosa che lega il loro suono a un "gusto" italiano? E che cosa è rimasto dei Genesis nell'esperienza progressive italiana?
E' vero, i Genesis hanno incontrato i primi riscontri di pubblico in Italia, dove tennero nei primi tempi numerose esibizioni. Ho dei dubbi sul fatto che esistano legami con il "gusto" italiano. In fin dei conti, all'epoca anche formazioni comunque diverse dai Genesis, quali Van Der Graaf Generator e Gentle Giant, conobbero i primi interessi di pubblico in Italia; forse perché queste formazioni, sottovalutate in patria ma estremamente valide dal punto di vista strumentale e portatrici di una musica interessante, sembravano agli occhi degli italiani una sorta di extraterrestri. O quantomeno all'altezza di altri gruppi di successo che all'epoca si esibivano magari in sale più importanti, anche in Italia. Non vedo però grandi relazioni con la tradizione musicale italiana, in particolare. Piuttosto, così per scherzare (ma non troppo), mi viene in mente una frase di Eugenio Finardi in una vecchia intervista quando alla domanda del cronista sul perché in Italia sia piaciuta molto certa musica "sostenuta" e dai modi complessi, rispose: troppo liceo classico in Italia.
L'esperienza "progressive" in Italia. La ricordo, ero un ragazzino, come un qualcosa di mitico, con molta nostalgia. Questo a livello dell'entusiasmo che invadeva la scena di allora. Con il senno di poi, devo dire che faccio una certa fatica, in tanti casi, a considerare non derivativa la musica italiana di quell'epoca, anche se di sicuro non mancavano musicisti di notevole originalità; il sound era logicamente influenzato quasi sempre dai complessi più in voga, in particolare in Inghilterra (non solo recuperando lo stile dei gruppi "prog", ma anche quello di formazioni stilisticamente diverse). Anche i Genesis furono tra gli ispiratori, inevitabilmente; probabilmente non tra i più "saccheggiati". Forse perché la loro musica, ma potrebbe essere solo un azzardo teorico, era estremamente personale, immediatamente riconoscibile, chiusa a riccio in un proprio habitat ben definito, esclusiva; quindi difficilmente avvicinabile, ad alto rischio di plagio. 

10. C'è ancora qualcosa da salvare nei Genesis, dopo l'uscita dalla band di Peter Gabriel?
I due successivi album di studio, "A Trick Of The Tail" e "Wind And Wuthering", appaiono dignitosi nel loro coltivare modi e forme tipici del suono dei primi Genesis, anche se in generale si tratta di dischi che non aggiungono granché alla vicenda. Preferirei invece tacere sui vendutissimi lavori degli anni Ottanta e successivi, che mostrano una poco edificante metamorfosi musicale. Diciamo che alcuni gruppi degli anni Settanta sono invecchiati meglio di altri.
Playlist
 From Genesis To Revelation (Decca, 1969)

5,5

Trespass (Charisma, 1970)

7

Nursery Cryme (Charisma, 1971)

7,5

Foxtrot (Charisma, 1972)

9

 Genesis Live (Charisma, 1973)

7

Selling England By The Pound (Charisma, 1973)

8

The Lamb Lies Down On Broadway (Charisma, 1974)

8,5

 A Trick Of The Tail (Charisma, 1976)

6,5

 Wind And Wuthering (Charisma, 1977)

7

 Seconds Out (live, Charisma, 1977)

7

 ...And Then There Were Three... (Charisma, 1978)

5

 Duke (Charisma, 1980)

5

 Abacab (Charisma, 1981)

5,5

 Three Sides Live (Virgin, 1982)

4,5

 Three Sides Live (edizione USA, Atlantic, 1982)

5

 Genesis (Virgin, 1983)

5

 Invisible Touch (Virgin, 1986)

4

 We Can't Dance (Virgin, 1991)

4,5

 The Way We Walk-Volume One: The Shorts (Virgin, 1992)

4,5

 The Way We Walk-Volume Two: The Longs (Virgin, 1993)

5

 Calling All Stations (Virgin, 1997)

3

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