Sophia Stel

30-03-2026
di Claudio Lancia
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Nata a Victoria, in Canada, proprio di fronte Seattle, a due passi dal confine con gli Stati Uniti, Sophia Stel si è imposta nel 2025 come una delle novità più promettenti dell'underground indie-pop nordamericano. Il suo percorso artistico prende il via nel 2021, quando si trasferisce a Vancouver, dove entra nella comunità skater locale, fa coming out e intraprende la frequentazione della piccola ma vivace scena musicale cittadina. Per mantenersi si dedica a mille lavori, fa la giardiniera, l'imbianchina, la bartender, perchè Vancouver è molto cara e se un giovane vuole viverci per coglierne le opportunità, deve darsi da fare. Sophia Stel esordisce nel maggio del 2022 con un singolo, “ineedthat”, seguito un anno più tardi da “Old Spice Icon”, due tracce che insistono su una forma di moderno electropop fortemente influenzato dal giro pc music. L’affare si fa serio dal febbraio 2024, quando Sophia inizia a centellinare una serie di sei canzoni che saranno poi raccolte nell’Ep “Object Permanence”, diffuso nel settembre successivo. Sophia fa circolare le prime riprese live e qualche videoclip, A.G. Cook la nota e la invita ad aprire un suo concerto, dandole anche qualche consiglio. Non male come inizio.
Vancouver è una città molto fredda e piovosa, dove nei mesi invernali regna la depressione. Un terreno fertile per lasciar fiorire l’introspezione post adolescenziale traducendola in parole e musica, catturando la vita mentre accade. Sophia è vera, ancora totalmente incontaminata, ancora non soggetta ai vincoli dello star system, ancora non omologata. Dovendo presentarla facendo un paragone, il più naturale è senz’altro accostarla a Ethel Cain, specie quella di "American Teenager" e "Crush", una somiglianza quasi imbarazzante: l’aspetto fisico, la voce, le costruzioni musicali, tutto. Gli arrangiamenti delle prime canzoni di Sophia partono minimali, ma quasi sempre tendono a incresparsi cammin facendo, arricchiti da beat che infiammano l’atmosfera, trascinando l’analisi interiore in un affare da approfondire all’interno di un club à la page. Costruzioni che a tratti potrebbero ricordare il lavoro imbastito negli XX – ma anche nei rispettivi lavori solisti - da RomyOliver Sim e Jamie XX. Se desideraste essere più hype potreste far riferimento alla francese Oklou, altra artista alla ricerca di interessanti e moderne intersezioni fra elettronica e songwriting.
In “Object Permanence” i sentimenti vengono tracciati nell’oscurità, ma poi emergono, trovano una propria strada verso la luce, spinti dall’energia tipica dell’outsider. Tutto è architettato per provocare una reazione istintiva, per imprimere uno slancio emotivo. E’ musica intima e vulnerabile quella contenuta in “Static” e “I'm Not Alone”, fra morbidi synth che tracciano scenari onirici, testi riflessivi e rilassati slanci balearici. Ma ci sono anche le piccole esplosioni chitarristiche gestite su un Mac (“No Pressure”), la rotondità radiofonicamente pop della title track e l’inarrestabile voglia di party che emerge in "You Could Hate Me" e nella sfrenata “I’ll Take It”, la canzone che ha cambiato il corso della vita di Sophia, una traccia da qualche mese virale su TikTok, fra le colonne sonore dei giovani americani durante l’estate 2025. Una versione espansa di "Object Permanence", arricchita da "I'll Take It" e da tre versioni remix, dà vita a quello che può essere ritenuto il primo album ufficiale di Sophia Stel.
Sophia attinge al silenzioso isolamento che caratterizza gran parte della vita dei ventenni di oggi, sfruttando l’estetica auto-tuned per tenersi in contatto con loro. Apatia, ma al tempo stesso ricerca della connessione, sempre lei. I tre remix inseriti a fine tracklist, tre bonus rispetto all’Ep originario, insistono sul lato introspettivo, ma al tempo stesso innestano propulsione, la fase liberatoria, la voglia di tornare a riunirsi per far festa, specie nei remix di "Object Permanence" e “You Hate Me”. 
Ma la poliedrica Sophia non si ferma qui: quella sua aria un po’ sfatta, i capelli lunghissimi che scendono selvaggi, il faccino imbronciato, l’atteggiamento indie-slacker di chi va in palestra tutti i giorni ma lo becchi costantemente con la sigaretta accesa, la rendono perfetta per il mondo della moda. Per il lookbook natalizio 2025, il famoso marchio di skate Palace sceglie Sophia come testimonial. E' recente anche il debutto in passerella, dove ha sfilato per la modella belga Ann Demeulemeester, e la presenza in shooting fotografici indossando capi firmati Prada, Balenciaga, Diesel, Adidas. Insomma, a 26 anni si sta affermando come una delle artiste emergenti più cool del momento.
Incassati i complimenti di A.G. Cook e Troye Sivan, dichiaratisi suoi fan della primissima ora, Sophia si rinchiude nel seminterrato del Paradise, il locale di Vancouver dove lavora come bartender, improvvisando uno studio di registrazione notturno nei giorni feriali, nel quale poter sparare i volumi al massimo e sperimentare con i suoni, fondendo chitarre e basi elettroniche. Stava elaborando la fine di una relazione, e miscelando il proprio diario personale con riflessioni sula quotidianità dei suoi coetanei, fondendo apatia e ricerca di possibili connessioni con suoi simili, alternando chitarre e auto-tune, venivano fuori una nuova canzone dopo l’altra. Quel che è successo negli ultimi mesi l’ha resa una delle più promettenti next big thing del circuito indie-pop canadese. Anzi tutto tre singoli diffusi in rapida successione, “Everyone Falls Asleep In Their Own Time”, “Taste” e “All My Friends Are Models”, tutti corredati da videoclip autoprodotti, le solide basi sulle quali costruire il nuovo Ep “How To Wun At Solitarie”, completato con ulteriori tre inediti. Gli aspetti più vulnerabili della sua personalità (nelle umbratili “Taste”, “I’d Rather Be Yours Than Mine” e “Solitaire”, che sembrano assorbire qualcosa anche da “Folklore” ed “Evermore”), convivono con gli slanci indie-(electro)-rock di “Everyone Falls Asleep In Their Own Time”, il pezzo forte dell’Ep, e “All My Friend Are Models”.
In questi giorni intensi il tempo scorre velocissimo per Sophia, tante cose stanno accadendo: il primo mini tour europeo, nell'autunno del 2025, inaugurato dalla partecipazione al Pitchfork Festival di Parigi, un featuring nel brano che apre il ritorno discografico di John Beltran/Placid Angles, “I Want What I Want”, un altro featuring nella traccia "Just Want" contenuta nell'esordio di Perfect Person, una collaborazione con Sees0000 (entrambi pubblicati a inizio 2026) e una nuova versione di “I’ll Take It” – la sua indie-hit finora più rilevante – condivisa con Mura Masa. Tutto sembra incasellarsi perfettamente, Sophia sembra davvero il personaggio giusto al momento giusto.La fan base sta crescendo, nonostante Sophia eviti l'eccessiva influenza dei social media (non c’è traccia della giovane canadese su Facebook, giusto qualche immagine su Instagram) e rinunci allo smartphone per un telefono di vecchia generazione, come mostrato in uno dei suoi visual, autodiretti e improvvisati, che hanno il medesimo realismo sfocato delle foto d'epoca e dei ricordi più cari.