La solita, vecchia, rumorosissima Nuova Zelanda, patria di furibondi rituali in onore del rumore e della perdizione sonica. Questa volta i maestri cerimonieri hanno un nome facile facile, per facilitarvi le cose. Due bassi ultra-distorti (Elise Bishop e Toni Kendall), una batteria pestona (Tym Krasevac) e chitarre al vetriolo (Marney Macleod e, di tanto in tanto, Justin Fuller). Quanto alle voci: fiumi in piena di terrore primale, com’è giusto che sia in mezzo a queste schegge micidiali di noise molto punk-ish, tenebroso, ma anche maniacale nel continuare a darci dentro, senza paura.
Suono lo-fi & drogatissimo: una benedizione divina in tempi di leccatissime produzioni da vomitare pure l’anima. Siano lodati, dunque, questi incroci-aborti di rock'n'roll e pattume, su di giri e scavezzacollo ("We’ve Got Tv"), oppure paranoici e solenni, che non dimenticano, ma custodiscono fieri e sghignazzanti la solennità terminale dei Flipper e la barbarie dei fin troppo sottovalutati King Snake Roost ("Fire Down Below"). E’ un suono desertificato, pur nella sua lucidissima visione della fine. E’ il deserto dell’anima in fiamme, e sono cazzi un po’ per tutti. Il feedback che deglutisce a fatica, quasi strozzandosi; i sovratoni pressurizzati; le voci deliranti come in una messa blasfema finita fuori controllo ("My Head").
Schifo morale e circolarità cingolata ("Bonoba"), maelstrom atonali ("King Kill"), drooning chitarristico e tribal-girotondo che fa molto P.I.L. , versante "Flowers Of Romance" aggiornato ("Manawaroa"). Il dolore che si reinventa e ci reinventa, esistenzialisti da bar dello sport, in queste notti d’estate che sfrecciano oltre i finestrini abbassati ("Attack Hold Release"), con l’urlo prima strozzato e poi disincatenato dal profondo ("Pole Position"). Temibile e scontroso, nella terra dei kiwi il rock tonifica i muscoli e brucia con le parole che muoiono, disintegrate, dietro veli di rumore, indecente come un rutto al tavolo delle celebrità ("Jag Mechanic").
E, poi, ci sono pur sempre cattive lune che sorgono, dentro crepuscoli claustrofobici ("Western Fault"), mentre le zanzare ronzano una strana, velenosa danza out-garage ("Bone"). E se gli altri continuano ad inseguire next big things, pre-war & post-war un-pò-di-tutto, il rock, sotterraneamente, si lima le unghie con l'accetta e non lo manda di certo a dire che si è un pò rotto le palle di sentirsi dare del morto.
09/07/2006