DIIV

17-08-2025

I DIIV sono una band che si è formata nel 2011 a Brooklyn (Usa). Su iniziativa di Zachary Cole Smith, che aveva già militato nei Beach Fossils e Soft Black, vengono reclutati Andrew Bailey (chitarra), Devin Ruben Perez (basso) e Colby Hewitt (batteria).
Scelgono il nome in onore del pezzo “Dive” dei Nirvana (che viene però modificato leggermente data l'omonimia con un altro gruppo) e, nel 2012, pubblicano l'album d'esordio “Oshin”, che unisce una certa psichedelia anni 70 con la darkwave e il sound 80's di Seattle. Una bomba allucinante che la critica acclama consentendo alla band di andare in tour e ricevere molte attenzioni.
Il successivo “Is The Is Are” presenta qualche variazione nel suono, con elementi quasi noise e shoegaze, uniti a temi abbastanza cupi e introspettivi.
A questo punto la vita personale di Zachary subisce uno scossone, dovuto ai suoi demoni personali e, pertanto, il gruppo è costretto a uno stop di un paio d'anni per permettere al cantante di ristabilirsi.
Arriviamo quindi a “Deceiver”, disco della catarsi, dell'esorcizzazione di questi mostri oscuri, con un suono molto potente e muri di chitarre. “Frog In Boiling Water”, ultimo per ora, cavalca il rinnovato interesse per lo shoegaze e il dream-pop, attraverso 10 pezzi molto interessanti e calibrati con una scrittura davvero di alto livello.
I DIIV suoneranno il 18 agosto presso il Teatro Conchiglia di Sestri Levante. Questa è la chiacchierata che ho fatto con Zachary via Zoom. Grazie a Mojotic Festival e Aluha.

La mia prima domanda riguarda le tue influenze musicali, passando dalle tue prime esperienze nei Beach Fossils e Soft Black ai DIIV
Tutti questi gruppi facevano parte della scena underground di New York, c'erano tantissimi artisti che proponevano uno stile do it yourself, quindi molto facile da riprodurre in cantina, molto veloce da comporre. Inoltre, ascoltavo musica parecchio minimale, i primi album dei Cure, kraut-rock, queste erano le influenze in quel momento. I Beach Fossils erano davvero DIY!

Con i DIIV eri ispirato dagli artisti Sub Pop, da gruppi underground tipo Vaselines?
Sì, certo, erano molto fighi, quella scena era cool. I tardi anni 80, sicuramente una fonte di ispirazione.

Come descriveresti la naturale progressione dai primi lavori all'ultimo “Frog”? Ho notato anche liricamente un diverso approccio verso la scrittura.
Sì, in ogni disco sei una persona diversa, cresci, ascolti musica diversa, bisogna sempre cercare di distinguersi, capire cosa si sta facendo, questa è una parte anche divertente del processo, inserire suoni diversi. Durante la lavorazione del secondo album, stavamo ascoltando suoni molto caotici, Royal Trux, in seguito anche molto metal e drone e ultimamente abbiamo cercato di sintetizzare queste influenze portando dentro anche l'ambient e l'elettronica, roba così.

A che tipo di elettronica ti riferisci? Anni 90?
Vedi, noi a dire il vero non siamo cresciuti con la musica elettronica, eravamo più una rock band, ma poi ci siamo immersi in questi artisti anche diversi tra loro, drum’n'bass, trip-hop...

Quali scrittori ti piacciono?
Ogni album ha delle fonti di scrittura diverse, ad esempio il primo era molto zen, avevo letto questo libro “The Enlightened Heart”, un’antologia di poesia sacra che mi era piaciuto moltissimo. In seguito ho scoperto autori moderni e per l'ultimo album la non fiction.

La tua idea sulla AI?
Penso sia un abomino! Fa parte di tutto questo processo di oggi, piattaforme, streaming, vendere i nostri dati. L'AI per me è una cosa davvero sinistra, è come una faccia amichevole che però nasconde un prodotto malvagio e le persone che ci stanno dietro sono puro male.

Una curiosità, tempo fa ho visto delle foto di Anthony Kiedis con la vostra t shirt e nel concerto che i Red Hot Chili Peppers tennero in Egitto lui indossava la longsleeve e il capellino dei DIIV. Vi conoscete?
Ho incontrato Anthony un paio di volte in una “recovery community”, gli piace la nostra musica e tramite un amico in comune ha avuto le t-shirt e poi le ha indossate. Davvero forte!

(17 agosto 2025)

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