CLUBDRUGS - Lovesick

2026 (Artoffact)
darkwave, gothic-pop, shoegaze

Nel sottosuolo delle città americane esiste un ecosistema musicale che sembra vivere fuori dal tempo: è lì che nasce il linguaggio dei Clubdrugs. “Lovesick”, il debutto del duo di Chicago formato da Maria Reichstadt e John Regan, sembra costruito esattamente per quel tipo di spazio, una pista da ballo sotterranea dove nostalgia e disorientamento emotivo si mescolano fino a diventare la stessa cosa.

Negli ultimi anni la band ha iniziato a muoversi rapidamente dentro l’underground alternativo nordamericano. Prima una serie di singoli che hanno circolato nel giro darkwave, poi il tour con Iamx nel 2025 – un passaggio quasi rituale per molte nuove realtà della scena goth-elettronica. Da lì l’ingresso nel catalogo Artoffact, etichetta che negli ultimi anni è diventata un punto di riferimento per la nuova generazione post-punk e industrial. “Lovesick” arriva quindi con un piccolo carico di aspettative: non tanto come fenomeno virale, quanto come possibile nuovo snodo nella rete della darkwave contemporanea.

Il disco si muove dentro un territorio riconoscibile ma abbastanza elastico. Il risultato non è una semplice operazione revivalista, piuttosto una specie di nostalgia artificiale di un suono che ricorda gli anni Novanta alternativi ma li riflette attraverso superfici digitali più fredde, legate indissolubilmente agli 80’s.

La produzione, curata dagli stessi Reichstadt e Regan e rifinita nel mix di Maurizio Baggio (Boy Harsher, Soft Moon, Male Tears, Nuovo Testamento), lavora molto sulle texture. Le drum-machine pulsano con precisione minimale mentre i synth si stratificano come una nebbia luminosa. Le chitarre, spesso sommerse dal riverbero, emergono solo a tratti, come sagome dentro una stanza piena di fumo.

“Bloodfeast” chiarisce subito il tono emotivo del disco. Il ritmo è quasi euforico, ma sotto quella superficie danzante scorre qualcosa di più inquieto. Con “Heart 2 Break” (probabilmente il brano più riconoscibile del disco), i Clubdrugs spingono invece sul lato goth-rock della loro identità. È una canzone che dimostra bene la strategia della band: costruire hook pop dentro paesaggi sonori oscuri.

Quando il disco entra nella sua parte centrale, il suono si espande verso territori più atmosferici. Non a caso, dopo “Pretty (Anna’s Song)” – forgiata da una velenosa spirale sintetica – “Overdose” rallenta il battito, trasformandosi in una specie di trance malinconica. Qui emerge con prepotenza la componente shoegaze: synth e chitarre si fondono in una massa sonora diffusa e più immersiva, esattamente come accade nella successiva “Disappear”.

La chiusura con “Suffer” è il momento più ambizioso del disco. La traccia parte con tappeto minimale, per poi scivolare lentamente verso un paesaggio ancora più cupo e riverberato. Quando le chitarre esplodono nell’ultima parte, la canzone si trasforma in qualcosa di più vicino all’alternative-rock che alla semplice darkwave. È il punto in cui la band sembra intravedere possibilità più ampie.

C’è da dire che otto tracce (la durata del disco è di venticinque minuti, se escludiamo l’edizione digitale che prevede in appendice una versione ambient delle stesse) scorrono rapidamente e che alcune idee (soprattutto nella seconda metà) sembrano avere appena il tempo di apparire prima che il lavoro finisca. Più spazio avrebbe forse permesso alla band di esplorare meglio la tensione tra il lato pop e quello più atmosferico. Ma “Lovesick” funziona comunque come un’introduzione efficace al mondo dei Clubdrugs: in fondo, è proprio questo il fascino dell’album, progettato per sopravvivere dentro la scena e non per cambiarla.

09/04/2026

Tracklist

  1. 1. Bloodfeast
  2. 2. Heart 2 Break
  3. 3. Still Down
  4. 4. Pretty (Anna's Song)
  5. 5. Overdose
  6. 6. Disappear
  7. 7. The Fear
  8. 8. Suffer

CLUBDRUGS sul web