CHALK - Crystalpunk

2026 (Alter music)
alt-dance, dance-punk, industrial-rock

Nati come trio, oggi rimasti in due con turnista alla batteria alla volta dei live, i nordirlandesi Chalk hanno iniziato a far parlare di loro fin dal lontano 2022, con la pubblicazione dei primissimi pezzi forti “Them” e “Velodrome”, nei quali sperimentavano la loro miscela fatta di dinamismi noise, post-punk e vezzi ballabili su base industrial. Il debutto sulla lunga distanza di Benedict Goddard (chitarra e synth) e Ross Cullen (voce) “Crystalpunk” giunge a noi dopo il trittico di Ep “Conditions”, “Conditions II” e “Conditions III” che portava con sé hype a volontà, mostrando il desiderio di unire due dei capisaldi della storia musicale di Belfast, loro città d’origine, ovvero la ruvidezza del punk anni Settanta e la rave music sorta nel corso dei Novanta.

Nell’esordio si osserva una maggiore ricerca dell’anthem, dettaglio prevedibile visto il grande successo ottenuto, oltre a qualche cartuccia sparata a salve. I riferimenti viaggiano dagli immancabili Nine Inch Nails, fino a episodi techno in zona Orbital e Underworld, con qualche velato approdo darkwave, accantonando totalmente le quote post-punk. A eguagliare i memorabili fasti degli Ep sono le scariche elettrificate e la batteria roboante di “Tongue” insieme alle memorie industrial nineties della successiva “Pain”, mentre “Can’t Feel It” spinge in direzione dance ed electro, per poi rallentare e cercare i sing-along con il sound più asciutto tra indie-rock e alt-rock Duemila di “Longer”.

Si fanno ricordare meno la ricerca in direzione pop di “One-Nine-Eight-Zero” e gli echi del breve e sussurrato intermezzo “Eclipse, le cui atmosfere richiamano in parte Burial, per poi tornare in pista con la vetta techno-industrial quasi interamente strumentale “Skem”.

Il trittico finale scivola tra i ritmi ipnotici di “I.D.C.” verso il lungo e interessante esperimento underworldiano “Béal feirste”, mentre i ronzii della chiusura “Ache” risultano un surplus sottotono.

Con “Crystalpunk” i Chalk non soddisfano completamente (su disco perlomeno) il livello di aspettative che era stato raggiunto con i brevi episodi di premessa; nonostante ciò, è risaputo che dal vivo la formazione non lasci indifferenti e i pezzi in esame appaiono ben studiati per rendere al massimo nella dimensione live. Una fase di transizione che potrebbe lanciare i nostri verso lidi più elettronici (e pop) nel prossimo futuro.

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19/04/2026

Tracklist

  1. 1. Tongue
  2. 2. Pain
  3. 3. Can't Feel It
  4. 4. Longer
  5. 5. One-Nine-Eight-Zero
  6. 6. Eclipse
  7. 7. Skem
  8. 8. I.D.C.
  9. 9. Béal feirste
  10. 10. Ache