Jesus Egg That Wept, l’uovo schiuso della goth queen britannica

10-05-2026
This is the space that you stole yesterday, yeah
And you left in return a bad bad soul
Silence all your lies with a knife, silence all your lies with a knife
Lying in the folds where your blood has dried today
("Fortune Cheats", Danielle Dax)
La sperimentatrice Danielle Gardner, in arte Danielle Dax, emerge nelle torbide acque dell’underground del Berkshire nel finire degli anni Settanta. La breve ed eclettica esperienza nel duo art punk Lemon Kittens, che vanta la presenza di un giovane Karl Blake (Current 93), la forgia a tal punto da farle sviluppare un interesse verso l’emergente minimalismo sintetico, unito a un approccio variegato nei territori dell’art pop. Tra ispirate influenze vocali alla Kate Bush, un’inventiva tribale in pieno stile Public Image Ltd e agghiaccianti esoterismi dalle formalità dark-punk, il suo talento emerge nel folgorante “Pop-Eyes” (Initial Recording, 1983). Dall'artwork inquietante, il disco è suonato, prodotto, arrangiato interamente dalla musicista inglese, artefice di una messa in scena al limite del grottesco: troppo freak per essere gotico e poco convenzionale per i canoni tradizionali del post-punk, il genio di Danielle Dax nel tempo è stato dimenticato, al di là di una discreta nicchia di fan che continua a supportare il suo operato.

Sulla scia avanguardista del precedente lavoro, “Jesus Egg That Wept” (Awesome, 1984) sembrerebbe essere un degno successore di quelle melodie strampalate e a tratti fiabesche. Dall’affascinante copertina artistica firmata Holly Warburton, l’Ep offre spazio a sei composizioni inedite totalmente diverse l’una dall’altra. A metà tracklist ritroviamo il pezzo minimal wave “Here Come The Harvest Burns”, già presente in "Pop Eyes" e omesso nella prima stampa europea in cd, pubblicata nel 1994. Nel 2012 verrà fatto un lavoro decisamente migliore con un remaster in edizione papersleeve giapponese, contenente peraltro l’esoterico “Timber Togue” (Biter of Thorpe, 1995), influenzato da sonorità electro-industrial.



L'introduttivo rock sperimentale di "Evil-Honky Stomp" schiaffa in faccia all’ascoltatore il carattere disorientante della produzione. Dichiaratamente antirazzista, il brano richiama l’istinto della vita selvaggia, la ricerca costante del nemico e l’oscurantismo delle sette religiose. Un sinistro piano honky tonk si amalgama al riff di chitarra vagamente boogie: dal nulla, subentra la voce dirompente dell’artista inglese, caratterizzata da un notevole lavoro di vibrato. Il pezzo darkwave “Pariah” coinvolge il lato occulto della sua arte: tra le sue composizioni più mature, vede Dax trasformarsi in un'affascinante vampira notturna, che si aggira tra strade silenziosi e innocenti, richiamando l'attenzione dell'ascoltatore.
La successiva “Fortune Cheats” cattura per la sua introduzione in pieno stile dark cabaret: progressivamente la traccia sfocia in un blues sgraziato, sorretto da un ritmato basso post-punk che dialoga con la calda voce di Dax. Il tutto culmina in un refrain deliziosamente doo-wop, impreziosito da un micidiale sax tenore.
E il brano sfuma dolcemente, concludendo così il lato A.



Il lato B si apre con “Hammerheads”, un industrial-dub il cui sample sembra provenire da "The Dreaming” di Kate Bush. Subito dopo, la neo-psichedelica “Ostritch” si distinge per i ritmi ipnotici della drum machine e per riff dichiaratamente frippiani. Costruita su un'ingegnosa batteria in reverse, la traccia finale “The Spoil Factor” sorprende per l'atmosfera intimista e il tratto embrionale dei sintetizzatori. Potrebbe andare avanti all'infinito, eppure si arresta.

Tra i lavori più originali della musicista britannica, “Jesus Egg that Wept” si rivela tutt'altro che un esercizio di stile, bensì un piccolo diario di viaggio che sa sorprendere nei minimi dettagli.