JOHN CARPENTER - Cathedral

2026 (Sacred bones)
Horror Synth, soundtrack, synthwave

John Carpenter ha un sogno: una cattedrale abbandonata nel centro di Los Angeles, un ascensore che scende verso l’ignoto e un’entità soprannaturale che vive nelle catacombe. Zio John da questo sogno ne ha tratto un graphic novel (scritta insieme alla moglie Sandy King e a Sean Sobczak) e una colonna sonora che è insieme un’opera a sé stante ma anche il tassello di un universo più ampio.
“Cathedral” è il quinto album di inediti per Sacred Bones, il primo che non porta il titolo “Lost Themes”. Non è più un esercizio di stile su film immaginari, ma una grammatica sonora per una storia che esiste realmente, con i suoi personaggi, i suoi luoghi e le sue ombre. Carpenter, insieme al figlio Cody e al figlioccio Daniel Davies, si spinge verso un suono più pesante, più metallico, più vicino a quell’heavy metal che ha sempre flirtato con la sua musica, ma che qui diventa protagonista in un certo senso.

L’opener “Primeval” è puro Carpenter: synth insistenti, chitarre che graffiano e quella sensazione di essere già intrappolati in un incubo. È l’ouverture perfetta, che prepara il terreno per ciò che verrà. “Lord Of The Underground” è il singolo che ha anticipato il disco, e si capisce perché: un riff che potrebbe essere dei Metallica, un coro angelico minaccioso e una sezione ritmica che va come un treno. È il momento in cui il disco si scatena, in cui la cattedrale diventa un vero tempio del metallo.
Ma “Cathedral” non è solo potenza e terrore. “Elevator” è un’esplosione blues-metal che ricorda di più il Carpenter anni Novanta, mentre “The Ferryman” scende verso toni più cupi, con synth che si contorcono come ombre di serpenti. “Abandoned Cathedral” e “Identity” giocano invece con archi e organi, creando un’atmosfera gotica che ricorda i migliori momenti di “Prince Of Darkness” e “In The Mouth Of Madness”. Una piccola delizia per gli appassionati del Carpenter-sound. La parte finale del disco è un crescendo: “Back To Ruins” mescola ritmi industriali con suggestioni western, “Revenge” cavalca l’urgenza come un inseguimento notturno, mentre “Resolution” chiude con un’eleganza quasi malinconica.

Se il graphic novel non coinvolge abbastanza e alcune tracce risultano meno incisive, il disco dimostra quanto Carpenter sia ancora in grado di costruire mondi tutti da immaginare in una orrorifica sinestesia, anche senza la sua amata macchina da presa. Resta il fatto che questo signore di 78 anni continua a fare ciò che ha sempre fatto: raccontarci storie. Che sia con immagini o con note, il suo suono è unmistakable e la sua capacità di creare tensione resta intatta nel tempo.
“Cathedral” non è il disco definitivo di zio John e non reinventa il suo sound, ma lo porta in una zona più pesante, oscura e fisica senza spezzarne l’incantesimo che ci accompagna da 50 anni. È un’altra prova che, quando si parla di atmosfera e terrore, Carpenter è ancora in grado di insegnare qualcosa. Thank you John!

21/08/2026

Tracklist

  1. 1. Primeval
  2. 2. Identity
  3. 3. Inside Out
  4. 4. Abandoned Cathedral
  5. 5. Elevator
  6. 6. Elevator Two
  7. 7. Desolation in the Underworld
  8. 8. The Mapmaker
  9. 9. The Ferryman
  10. 10. Lord of the Underground
  11. 11. Death of the Mapmaker
  12. 12. Back to Ruins
  13. 13. Revenge
  14. 14. Resolution

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