Quando i Blur presero in giro Sanremo. E (quasi) nessuno se ne accorse

16-01-2026

Trent'anni fa andava in scena una delle più gustose e stralunate performance sanremesi ad opera di ospiti internazionali (quando questi venivano ancora invitati al Festival). Un sabotaggio surreale e molto British che prese per i fondelli la massima liturgia nazionapopolare ma che a tanti sfuggì. I protagonisti erano i Blur, tra gli ospiti di quella ricca edizione sul palco del Teatro Ariston. La vetrina mondiale di Sanremo, all'epoca, era infatti una sorta festival parallelo: Bruce Springsteen, Cher, Tina Turner, Céline Dion, Bon Jovi. Un parterre di star oggi impensabile, nel quale, quasi defilati, comparivano anche i Blur, tra i protagonisti della nuova stagione del pop britannico.
Un anno prima, Damon Albarn e compagni, avevano vinto la “battaglia del britpop” contro gli Oasis con "Country House", singolo di punta di "The Great Escape". Ma mentre il racconto mediatico li celebrava come simbolo della Cool Britannia, dentro la band londinese qualcosa si stava già incrinando. Il successo iniziava a pesare, le pose da rockstar di Alex James infastidivano Graham Coxon, e Damon Albarn esercitava un controllo sempre più rigido. Il britpop, nel frattempo, stava già mostrando le prime crepe. Quando arrivò l’invito a Sanremo, il gruppo sapeva benissimo a cosa sarebbe andato incontro: esibizione in playback, tempi televisivi rigidi, liturgia immutabile. Non era una novità, e prima di loro avevano accettato anche nomi altrettanto importanti, dai Queen agli Smiths. I Blur accettarono, ma decisero di farlo a modo loro...

La scena è rimasta negli archivi Rai come un incidente quasi invisibile e rimosso. Pippo Baudo introduce con la sua consueta solennità “un complesso inglese, da cinque anni alla ribalta con grande prestigio”, spingendosi persino a un paragone con i Beatles. Alle sue spalle, Albarn irrompe con una marcia volutamente caricaturale, una camminata da sketch dei Monty Python. Baudo resta impassibile. Lo show, ancora una volta, va avanti. Poi parte "Charmless Man". E a quel punto si intuisce che qualcosa non quadra... La regia infatti indugia su una sagoma cartonata a grandezza naturale di Graham Coxon, piazzata sul palco con disarmante nonchalance al posto del chitarrista in carne e ossa. Un’assenza resa visibile, quasi ostentata: Coxon aveva scelto di chiamarsi fuori da quella che percepiva come l’ennesima messinscena televisiva, e quel gesto, apparentemente goliardico, lasciava già intravedere fratture ben più profonde che, di lì a poco, avrebbero condotto alla svolta radicale dell’album omonimo dei Blur e, più avanti, alla sua uscita dal gruppo.
Dietro la batteria c’era Dave Rowntree, che mima dignitosamente la sua parte, al basso, però, non c’è Alex James, ma Smoggy, la guardia del corpo di Albarn, travestita in modo approssimativo, con parka e capelli ossigenati.



In pratica, i Blur si presentarono a Sanremo senza metà della band, trasformando il playback in una performance concettuale - e incassando il cachet completo.
Ma quasi nessuno se ne accorse: il Festival viveva su ritmi propri, e nessuno – né prima né dopo – sentì il bisogno di spiegare o commentare l’accaduto. Eppure, col senno di poi, quell’apparizione diceva moltissimo: della crisi imminente della band, del logoramento del britpop, e di un modo di stare in tv che stava già diventando insopportabile per chi veniva dal rock.
Pochi mesi dopo, i Blur avrebbero cambiato pelle con l’album omonimo e intrapreso una strada completamente diversa. Graham Coxon, non a caso, sarebbe stato il primo a tirarsi fuori. Sanremo 1996 resta così una nota a margine, ma preziosa: una presa in giro elegante, quasi invisibile, che oggi appare molto più sovversiva di tante provocazioni plateali. 
I trent'anni del "blitz" dei Blur sono anche l'occasione per ricordare con nostalgia un'epoca deluxe in cui sul palco dell'Ariston, invece degli attuali, improbabili - e sparuti - saltimbanchi internazionali sfilavano artisti quali Kate BushPeter Gabriel, Depeche ModeQueenAmericaTalk TalkPaul McCartneyGeorge HarrisonDiana RossDavid BowieBruce SpringsteenAlanis Morissette, Bono e The Edge degli U2PlaceboCranberries e finanche il sempiterno Burt Bacharach. Bei tempi, per i quali valeva la pena anche di assistere a surreali playback.

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