Ennesimo cambio di produttore per la musicista Melody Prochet, ennesima scommessa dopo l’ottimo esordio prodotto da Kevin Parker dei Tame Impala, “Unclouded” giunge dopo il discontinuo ma interessante “Emotional Eternal” del 2022, un disco che provava a reinventarne l’immaginario alt-pop e dream-pop dopo un periodo di alti e bassi emotivi (un aneurisma cerebrale, una frattura alle costole ma per fortuna anche una lieta maternità).
Tocca a Sven Wunder (produttore ma anche coautore) vestire a nuovo le ariose e sognanti qualità vocali dell’artista francese. Da qui la scelta di sacrificare quasi in toto i musicisti che hanno collaborato in passato al progetto Melody’s Echo Chamber, salvando opportunamente il chitarrista Reine Fiske (Dungen) e chiamando in soccorso due strumentisti provenienti dall’abile formazione retrò-soul e psichedelica Dina Ögon: l’arrangiatore Josefin Runsteen e il batterista Malcolm Catto (Heliocentrics, Madlib, Dj Shadow etc.).
Al di là delle tiepide accoglienze da parte della stampa, Mojo e The Guardian si sono attestati su un 6 politico mentre altre hanno speso voti al di sotto della sufficienza, “Unclouded” è il miglior album di Melody Prochet. Le caliginose e non del tutto definite melodie dell’autrice si sposano alla perfezione con l’impianto scenico e sonoro messo insieme con arrangiamenti orchestrali in chiave library-jazz e i fluttuanti e incisivi groove a base di funky, hip-hop, soul e r&b posti in primo piano, il tutto avvolto da un brio psichedelico che passa dalla blaxploitation (“Eyes Closed”) alla psichedelia in chiave shoegaze/dream-pop dei Brian Jonestown Massacre (“Memory’s Underground”).
L’impianto strumentale è straordinario, il drumming di Malcolm Catto e lo sfavillante tocco chitarristico di Reine Fiske donano ampio respiro alle composizioni, mentre la sapiente produzione di Sven Wunder crea un effetto quasi ipnotico.
Forte di due brani iniziali potenti e ammalianti (“The House That Doesn’t Exist” e “In The Stars”) il quarto album di Melody Echo Chamber resta frizzante e coeso, alternando orchestrazioni lussuose e delicate (“Burning Man”), intriganti assolo funky inseriti in un contesto quasi lounge (“Childhood Dream”) a partiture leggermente più ambiziose (“How To Leave Misery Behind”), fino all’incredibile miniatura pop-soul di “Daisy”, che si avvale del tocco geniale del musicista e produttore Leon Michels (El Michels Affair).
Uscito in sordina agli inizi di dicembre “Unclouded” difficilmente potrà ambire a un posto nelle classifiche di fine anno (ormai stilate nei primi giorni di novembre), ma perfettamente in tempo per fare da colonna sonora a queste giornate di festa. Ignorate i commenti frettolosi e poco benevoli di certa critica: questo è senza dubbio il miglior album di Melody’s Echo Chamber, ascoltare per credere.
01/01/2026