Partita nel 2017 come progetto solista di Douglas Dulgarian, l’idea TAGABOW (acronimo che sta per They Are Gutting A Body Of Water) si è evoluta in un quartetto comprendente la bassista Emily Lofing, il chitarrista PJ Carroll e il batterista Ben Opatut. Dopo tanta gavetta, il loro quarto album – “Lotto” – ha finalmente tutte le carte in regola per essere il disco della svolta. Un lavoro costruito su chitarre effettate che guardano con decisione verso l’esperienza dei DIIV, rimasticando lo stile dei grandi nomi dello shoegaze, sfruttando il momento in cui “shoegaze” è diventato un trend su TikTok, grazie a quei suoni così confortevoli, non più soltanto per i ragazzi degli anni Novanta, ma anche per quelli degli anni Venti.
Da quel di Philadelphia, la stessa città dei Nothing, Douglas Dulgarian narra storie di eroina, di isolamento, di infiniti tentativi di disintossicazione, con testi dolenti e chitarre taglienti. Nu-gaze miscelato con una certa dose di elettronica, gioco forza, visto che un infortunio ha impedito per un periodo a Douglas di suonare le chitarre, costringendolo a dilettarsi con campionamenti e loop, dando vita (inconsapevolmente?) a una sorta di elettro-shoegaze. Tu chiamala se vuoi “sampledelica”.
Riverberi, delay, Nintendo e drum’n’bass, ma il centro del discorso restano le chitarre zanzarose molto Smashing Pumpkins di “The Chase”, dove Douglas utilizza un declamato dal sapore Mogwai/post-rock per raccontare in prima persona la sofferenza causata dall’astinenza da fentanyl. Se anche “rl stine” risulta decisamente Corgan oriented (a tratti ricorda “Mayonaise”) e “Violence III” mostra venature grungy, il santino sul comodino è senza ombra di dubbio quello dei My Bloody Valentine, richiamati sia dalle voci eteree di “Baeside K”, che tentano di ricreare le medesime atmosfere di “Only Shallow“, sia dalla strumentale “Slow Crostic”, figlia illegittima di “Who Sees You”.
Non è nostalgia, bensì il desiderio si lasciarsi ispirare da quei suoni per creare qualcosa di inedito, reinventandolo a uso e consumo delle nuove generazioni. Danziamo per 27 minuti con i suoi demoni, ma Douglas è in realtà molto più proattivo di quanto voglia farci credere: gestisce anche l’etichetta Julia’s War, che ospita, oltre a “Lotto”, artisti come Wednesday e Feeble Little Horse, rendendolo uno degli architetti silenziosi del nuovo underground a stelle e strisce.
29/10/2025