Se chiedete a Mike Portnoy dei Dream Theater qual è il miglior album del 2025, vi risponderà “Amen” di Igorrr. Chissà, forse il buon Mike è rimasto colpito da “Amen” perché non aveva mai ascoltato i dischi precedenti. Ma chi segue il musicista francese da anni sa già che con “Spirituality And Distortion” (2020) Igorrr aveva iniziato a ripetersi eccessivamente: cosa strana, perché Serre è forse l’ultimo musicista al mondo che ci si aspetta di vedere chiuso in una comfort zone. “Amen” parte quindi da un assioma chiaro: sorprendere sempre e comunque. Il risultato, però, riesce solo in parte.
Come di consueto, Serre coordina una vera “multinazionale” di musicisti, tra cui spicca la presenza della nostra connazionale Lili Refrain in due brani (“Limbo” e “Ancient Sun”). Non ritroviamo invece il duo vocale Laurent Lunoir e Laure Le Prunenec, sostituiti da Jb Le Bail e Marthe Alexandre, meno versatili e dal registro più monocorde: un limite evidente rispetto alla ricchezza teatrale di “Savage Sinusoid” (2017).
Il consueto mix di metal estremo, breakcore e musica barocca pende stavolta soprattutto verso il metal, in almeno otto brani su dodici. “Infestis” e “Pure Disproportionate Black And White Nihilism” sono i pezzi più aggressivi e – bestemmia per Igorrr – anche i più tradizionali. Più convincente, invece, il ritorno alle sonorità mediorientali con “Blastbeat Falafel”: titolo esilarante per un brano in cui il solito delirio di contaminazioni riesce comunque a strappare un sorriso, pur risultando prevedibile per chi conosce bene la sua discografia.
L’apertura con “Daemoni”, calibrata per incendiare i live, mescola metal, elettronica e sprazzi acustici, mentre “Headbutt” brilla per i suoi inattesi virtuosismi pianistici, suggellando uno degli episodi più fantasiosi del lotto. Non manca il momento breakcore puro con “ADHD”, singolo che esalta la perizia di Serre in quel campo.
Il finale, però, sorprende davvero: in “Étude n°120” l’assolo di chitarra classica lascia presagire il solito caos che devasta la melodia, ma quel caos non arriva mai. È la scelta più spiazzante dell’album. Lo stesso accade in “Silence”, la prima vera simil-ballata di Igorrr, costruita come una sonata classica che si arricchisce di orchestrazioni e solo leggere incursioni breakcore. Non più fratture violente, ma un accompagnamento delicato verso un mondo sonoro alternativo. Forse il brano da cui ripartire per una nuova fase creativa.
29/09/2025