CA7RIEL - PACO AMOROSO - Papota

2025 (5020)
acid jazz, latin funk, neo-soul

Quando si parla degli sviluppi più recenti della musica urban (senza girarci troppo attorno: quelli più o meno legati alla trap), spesso l’opinione dell’appassionato risulta essere molto tranchant e a bollare questi universi musicali come feccia.

C’è tuttavia chi non si cura di certi preconcetti e vuole inserirsi nel solco dell’innovazione, senza per questo perdere stile e contenuto: Ca7riel e Paco Amoroso sono due musicisti argentini che fanno dell’unione tra estetiche apparentemente agli antipodi la loro missione artistica.

Amici uniti dalla musica sin dall’infanzia, Catriel Guerreiro e Ulises Guerriero nel 2011 formano la band Astor, di ispirazione progressive rock. Nonostante l’elevata caratura tecnica e preparazione, la band non ha troppa fortuna e riesce a realizzare soltanto un Ep, “Vacaciones todo el año” (si consiglia in particolare l’ascolto del brano di apertura, “Patos”, con chiare influenze di Luis Alberto Spinetta). Tra il 2018 e il 2019 la coppia pubblica una serie di singoli, alcuni dei quali ottengono anche un certo successo.

Ca7riel e Paco Amoroso sono una coppia ben assortita, in grado di compensare i reciproci limiti. Se il primo ha infatti maggior preparazione nello studio musicale e un registro vocale più eclettico, il secondo ha maggior estro e creatività. Quest’ultimo aspetto è testimoniato dai rispettivi lavori solisti, pubblicati entrambi nel 2021: “El Disko” di Ca7riel è infatti un album di alternative r&b sì di buoni spunti ma anche parecchio confusionario e a tratti pacchiano. “Saeta”, di Paco Amoroso, è invece un gioiello di house contemporanea, che riesce a tenere assieme sia la scuola deep e garage inglese, sia umori trap tanto latini quanto statunitensi. Se ne raccomanda assolutamente l’ascolto.

La coppia si riforma e giunge finalmente alla sua opera prima completa nell’aprile 2024, con “Baño María”, album che ottiene un grande successo di pubblico e che riflette il desiderio del duo di misurarsi con stili musicali contemporanei come hip-house, alternative r&b e trap, il tutto con umori edonisti e partiture musicali minimaliste. Anche troppo: per quanto non manchino momenti interessanti (su tutti “Supersónico”), si ha l’impressione che ci sia il proverbiale freno a mano tirato, soprattutto alla luce degli eccellenti risultati di Amoroso da solista.

Nel marzo del 2025 viene però pubblicato “Papota” e la questione cambia decisamente. La svolta arriva in realtà nell’ottobre del 2024, quando il duo partecipa alla celebre serie di Tiny Desk Concert, una sorta di erede per l’era YouTube dell’Mtv Unplugged. La seconda metà di “Papota” è composta dalle registrazioni di questi brani. Se nel format di Mtv era quasi obbligatorio presentare le proprie canzoni spogliate degli arrangiamenti e in chiave acustica, Tiny Desk è intelligentemente meno vincolato dal punto di vista degli strumenti utilizzabili e lascia totale libertà agli artisti circa le modalità con cui preferiscono esibirsi. Ca7riel e Amoroso approfittano immediatamente di questa opportunità ed eseguono sei loro brani precedentemente pubblicati in “Baño María” o nei loro album solisti in una veste completamente diversa. Il contesto sonoro è infatti quello di un ensemble di musicisti jazz, sia acido sia rap, contaminato però spesso e volentieri di ritmi e sonorità latine. La cosa più eccitante è come i testi molto provocatori e sessuali trovino un corrispettivo musicale più interessante e audace rispetto alle versioni originali: le basi urban elettroniche un po’ scolastiche sono rimpiazzate da virtuosistici fraseggi di batteria, percussioni, pianoforte, basso, fiati, chitarra elettrica, botta e risposta vocali.

La complessità strumentale è molto elevata: “Dumbai” sfoggia un tappeto bossa nova ibridato con reggaeton e sentori acid jazz. La ritmica dei ritornelli è invece il classico dem bow portoricano, forse in questo caso più veloce e simile al fratello dominicano. In questo senso, assume ulteriore fascino la scrittura onomatopeica, “futurista” del testo, dove la stessa parola “dumbai”, ripetuta ossessivamente, diventa una specie di omaggio/parodia della figura ritmica.

“El único” si caratterizza per l’intelligente uso di congas e bongos, con le prime che suonano raffinate ghost notes e i secondi che potrebbero ricordare a tratti il tipico ritmo della samba-cançao.

“Mi deseo/Bad Bitch” è un medley di due brani pubblicati da Amoroso e Ca7riel nei loro lavori solisti: il primo parte con una caratteristica clave, ritmo che dalla musica cubana si è poi diffuso in molteplici varianti in tutta l’America Latina (in questo caso si parla di brazilian samba clave). Questo ritmo è il cuore pulsante del brano, suonato a tratti con il più classico rimshot e a tratti sul rullante. Quando l’atmosfera suona ormai famigliare all’ascoltatore, si assiste a un cambio di scenario molto deciso. “Bad Bitch” è infatti puro funk, che prende in prestito il giro di basso di “I Wish” di Stevie Wonder e vede un frenetico Ca7riel dar sfoggio delle sue abilità tecniche, sia quando canta a mo’ di James Brown, sia quando suona un assolo di chitarra elettrica, armonicamente piuttosto complesso. Peraltro, la chitarra è “doppiata” dalla voce in una sorta di scat singing, stile proprio della tradizione di canto jazz. 

“Baby Gangsta” è ottimo terreno per ammirare la preparazione del batterista Eduardo Giardina: nel corso di questi brani non si limita a suonare la batteria, ma essendo uno dei principali arrangiatori del live di Ca7riel e Amoroso, tiene le redini, dimostrando un ampio ventaglio stilistico. Il brano parte con un incalzante piatto ride in stile latin jazz portato ad alta velocità, da far invidia anche al Max Roach di “Cherokee”. La seconda strofa prosegue il discorso con un ritmo drum&bass e breakbeat funambolici. È poi pregevole il contributo del percussionista Marco Lopez: i suoi bongos sostituiscono gli ormai troppo inflazionati piatti hi-hat della trap fondendo un tocco latinoamericano e contribuendo a creare un suono urban/jungle/jazz divertente come una serata di scorribande giovanili sotto una pioggia estiva di Buenos Aires.

“Lo que puede puede” è l’ultima traccia dal vivo ed è forse la più complessa dal punto di vista ritmico. La canzone è velatamente legata alla cumbia carribeana, più precisamente alla variante più moderna argentina associata alla cultura urban (cumbia villera). La cassa accentua un bombo leguero style sul primo e terzo battito con piccole anticipazioni, tipico della cumbia moderna urbana (soprattutto argentina e colombiana). Il tutto viene estremamente velocizzato rispetto agli standard con cui vengono solitamente suonati questi stili. Nel finale si ascolta un gioco di incastri e poliritmie ben architettato, decisamente prog, nel quale emergono tutte le capacità di una band molto ben assortita.

Galvanizzati dal risultato di questa esibizione, che contribuisce anche a farli conoscere in terra statunitense, Ca7riel e Paco Amoroso scrivono insieme a vari altri autori anche altri quattro brani inediti, che vanno a comporre la prima parte di album. Il principale collaboratore del duo è il produttore e autore Federico Vinvder, professionista argentino che ha lavorato anche per molti artisti anglofoni come Justin Timberlake, Kanye West, Coldplay ecc.

“El impostor”, “#Tetas”, “Re Forro” ed “El día del amigo” vanno a comporre una sorta di mini-concept-album, una satira molto colorita sul mondo dell’industria discografica contemporanea.

Il primo di questi brani inscena su una base tra bossa nova, acid jazz e synth-funk i dilemmi dei due protagonisti, che si sentono degli impostori che hanno ottenuto un grande successo pur senza avere un talento straordinario:

E io non so cantare

E io non so rappare

Il futuro non si mette bene

Fottuti

Penso che siamo fottuti

Non crederanno

Che siamo i migliori

Sindrome dell’impostore

Non è ben chiaro se i sentimenti espressi in questo testo siano sinceri: nel caso lo fossero, si può dire che il duo manifesti una certa umiltà, visto il livello tecnico e compositivo mostrato nel corso della loro carriera, di certo molto più elevato della media degli artisti contemporanei di grande successo.

Ad ogni modo, la soluzione per mascherare i propri limiti è dietro l’angolo: “#Tetas”, ovvero farsi crescere delle “tette”, cioè pettorali gonfi a suon di palestra, oppure rifarsi i connotati con il botox, se ciò non bastasse. Il cinismo estremo e dissacrante trova contraltare in un brano musicalmente creativo e diviso in due, concettualmente prog: una prima sezione di r&b/neo-soul sincopato e una seconda che presenta una spiazzante virata new jack swing.

“Re Forro” è un neo-soul dagli umori r&b anni 90, dove la parte ritmica suonata sul rimshot richiama batteristi come Stewart Copeland in “Reggatta De Blanc” con un tocco però più lineare e meno solistico, più simile a una classica samba-enredo. Il testo è una riflessione malinconica sul prezzo che si è dovuto pagare per realizzare le proprie più grandi ambizioni:

Il sogno si è compiuto

Però a che costo

Ieri non mi volevo 

E oggi mi odio

“El día del amigo”, seppur in maniera grottesca, in linea con il sentimento dell’album, propone la soluzione alla decadenza e al vuoto di senso che la celebrità può portare con sé: non dimenticarsi la ragione che ha mosso in primo luogo il desiderio di suonare, ovvero divertirsi, in questo caso con il proprio migliore amico.

La canzone, una volta tanto, è un po’ meno complessa dal punto di vista ritmico, ma non rinuncia a spiazzanti modulazioni armoniche e sonorità acid jazz.

14/09/2025

Tracklist

  1. 1. Impostor
  2. 2. #Tetas
  3. 3. Re Forro
  4. 4. El día del amigo
  5. 5. Dumbai - live at Npr Music's Tiny Desk
  6. 6. El único - live at Npr Music's Tiny Desk
  7. 7. Mi deseo/Bad Bitch - live at Npr Music's Tiny Desk
  8. 8. Baby Gangsta - live at Npr Music's Tiny Desk
  9. 9. Lo que puede, puede - live at Npr Music's Tiny Desk