Xenia Reaper è il nome di punta di INDEX: Records, etichetta di Glasgow concepita come avamposto per esplorazioni sonore immerse in un immaginario futuribile. Come se il suono fosse modellato da entità ibride, umane e artificiali, generate con un linguaggio sconosciuto e strumenti oltre la comprensione terrestre: errori digitali, Idm e sprazzi di ambient techno tradotti in ritmi scomposti, ogni impulso sonoro come l’accensione di un circuito neurochimico in una macchina senziente, biomorfa e connessa a una rete di informazioni sconfinata. Nel suo mondo risuonano Pontiac Streator, così come l’eco di Acting Press con PLO Man.
Ciò che distingue Xenia Reaper dagli altri è l’ossessione per la dissezione meticolosa di ogni elemento acustico: il ritmo si frantuma in esplosioni cibernetiche che generano distorsioni nello spazio-tempo, alterando la percezione di ciò che è concreto. Se negli anni Novanta la tecnologia si fondeva con le sostanze per spingere il corpo nel rituale della danza, oggi è la dimensione digitale stessa a diventare sia il mezzo che il fine, un’allucinazione algoritmica che forgia il movimento.
“Luvaphy” trasforma l’ascoltatore in un esploratore di ecosistemi insondabili, subacquei e biomeccanici, popolati da creature sintetiche dalla forma mutevole. Trame drum’n’ bass vengono disgregate su orditi rigogliosi, beat ultraveloci si snodano su bassi crepitanti: sono le situazioni meno originali del disco. È nei momenti più eterei e bionici che l’intento di Xenia Reaper guadagna la sua dimensione più autentica. Le zone meno riuscite non scalfiscono un esordio che lascia il segno.
08/02/2025