Può capitare in certe occasioni che le cattive compagnie diventino foriere di suggestioni e influenze tali da condizionarci in modo significativo, dando l’accesso a scoperte a volte pericolose ma spesso eccitanti: nel caso in questione non sappiamo se Tess Parks sia stata iniziata alla psichedelia da Anton Newcombe, ma l’influenza del guru a capo dei Brian Jonestown Massacre, in passato collaboratore della cantautrice canadese, è indubbia e decisiva.
Con “Pomegranate” il percorso della Parks, arrivata al terzo album solista, giunge a maturazione attraverso un sound narcotico che attinge alle melodie di stampo velvettiano di band pur fieramente britanniche come Jesus And Mary Chain o Spacemen 3 (probabilmente non è casuale la sua permanenza pluriennale a Londra) depurandole da scorie soniche e derive sperimentali per scioglierle in un lisergico liquore psych-folk in cui gli intrecci chitarristici (pregevoli quelli di “Crow Shy”) sono ora sostenuti da groove insinuanti, illanguiditi da slide-guitar e addolciti da un flauto immaginifico (“Bagpipe Blues”), ora punteggiate da eleganti note di piano (“Koalas”).
A emergere dal viscoso pattern al quale l’abbandonarsi con voluttà dona un effetto ipnotico, svetta una voce carismatica che in “Lemon Poppy” potrebbe far pensare a una Hope Sandoval meno pura e angelica, piuttosto arrochita e dark come se fosse corrotta dalla più vissuta Marianne Faithfull.
Al di là delle doti canore, Tess Parks brilla nella composizione di un album in cui alterna atmosfere oscure nel recitato di “Charlie Potato”, adagiato su una base idealmente nata da una jam session immaginaria di Doors e Air, tra surrealismo psichedelico ed eleganza art-pop vintage, o nella notturna “Running Home To Sing” con pulsazioni elettroniche a colpire come un neon intermittente il livido brano, bilanciando il mood complessivo con le good vibes della girandola psych-pop illuminata da bagliori tastieristici di “California’s Dreaming” e del party chimico della screamadelica “Sunnyside”, trovando così un equilibrio quasi perfetto in questa amabile alchimia sonora, dal taglio forse non troppo originale, comunque abbastanza personale e riconoscibile grazie a un sound variegato ma coerente, a sostegno di una voce magnetica.
Apparentemente “Pomegranate” sembrerebbe l’ennesimo disco passatista per inguaribili nostalgici, ma oltre il suo insinuante impasto sonoro, che tuttavia rielabora la tradizione psichedelica senza disperdere la personalità di Tess Parks, denota al contempo la disillusione dell’autrice che con il semplice verso “California’s dreaming is a fucking lie” (oltre che nel resto delle liriche della già citata traccia numero 2) manda in frantumi le più scontate rievocazioni agiografiche e mitologiche dell’era hippie con spirito dissacrante.
23/12/2024