“Sirio” è stato uno dei grandi successi del nostro mainstream nel 2022, abbastanza da collezionare nove platini e fare di Lazza un nome conosciuto a un pubblico ampio e trasversale. Il seguito, questo “Locura”, è quindi stato atteso come una prova del fuoco, ideale per confermare o smentire il ruolo di pop-rapstar del suo autore.
La formula è simile a quella di “Sirio”, con molta emotività a bilanciare la bravado che Lazza praticava un tempo. Il linguaggio si è fatto sostanzialmente innocuo, perché deve essere potabile per radio e televisione, ma in compenso lo sforzo produttivo ha fatto uno scatto verso soluzioni più elaborate, con beat spesso kitsch ma anche più densi e cinematografici, ospitate di lusso e un corollario di video e photoshoot degno dei grandi del nostro pop.
La strada intrapresa non è molto originale: alla storia del successo finalmente raggiunto si unisce quella del malessere interiore, secondo un modello che, anche solo rimanendo all’Italia pop-trap, è stato già usato da Sfera Ebbasta. Lo svolgimento, però, è un passo avanti rispetto a “Sirio”, al confronto più timido e incerto: qui Lazza va all in, cercando di alzare l’asticella per distanziare i tanti colleghi. Basterebbe la pomposità, un po’ kitsch, di “Zeri in più (Locura)”, con Laura Pausini nelle vesti di una cantante d’opera e con un video opulento. Questa nostra “Paparazzi” è un modo ideale per presentare l’album e la sua direzione stilistica: Lazza che rimane impeccabile sul beat è ora circondato da una produzione bombastica e affiancato da un ospite riconoscibile da un ampio pubblico intergenerazionale (e internazionale).
La riflessiva “Abitudine” è un pop-rap elettronico sui tormenti relazionali, abbastanza generico, che definisce un mood proseguito nella più trap “Fentanyl” (con Sfera Ebbasta) e nel pop-rap malinconico di “Certe cose”, finché “-3 (perdere il volo)” cambia parzialmente registro: Drillionaire affonda i denti in un beat elettronico con synth cinematografici dove Lazza e l’ospite Marracash si muovono in coppia nel duetto più convincente dell’album. Questo hip-hop introspettivo è l’architrave dell’album, sviluppato anche in “Giorno da cani” e nel toccante singolo pianistico “100 messaggi” (che viaggia veloce verso quota 100 milioni di stream).
Le canzoni trap più formulaiche risultano inaccettabili nella scena attuale (“Ghetto Superstar” con Ghali; l’orgia di synth di “Verdi nei viola”; l’ossessivo uso degli ottoni di “Hot”) e i brani sofferti ma ballabili suonano banali dopo il successo di “Cenere” (si ascoltino “Male da vendere”, “Estraneo” con Guè o “Buio davanti”). A motivare nell’ascolto è l’ospitata eccezionale e un po’ fuori tempo massimo della superstar Lil Baby in “Canzone d’odio” o buoni momenti di aggressività travolgente, come la gotica “Casanova” (feat. Artie 5ive). Kid Yugi spicca in “Mezze verità” con uno storytelling di un altro livello.
È Cyrano, l’apostrofo rosa che non ti dirò
Passerò una stagione all’inferno come Rimbaud
Quando mi autodistruggerò e rimarrò un nome su un borderò
Un carillon che suona un motivetto un po’ retrò
Ma io sono qui nonostante tutto
Io sono qui, immerso in questo spleen
Manco più la droga e il sesso sono il giusto sprint
In un mondo un po’ così, un po’ nazista, un po’ naïf
“Locura” è un “Sirio” con più mezzi e ambizione, che sfrutta l’enorme successo ottenuto. La confezione è sfarzosa, anche apprezzabile nell’alternarsi di stili e nei numerosi dettagli, ma il content rimane quasi sempre dimenticabile. Nell’introspezione i testi di Lazza finiscono per ripetersi o scadere nel banale (“Tu non farmi sapere con chi sei stasera”; “Non ho mai avuto un piano B perché mi bastava un piano A”; “Sembra come se cuore e cervello li avessi nel frigo”), mentre le sparate arroganti hanno fatto il loro tempo ed escono depotenziate da un liguaggio da PEGI 12. La forza sta nei singoli episodi più riusciti: “Zeri in più (Locura)”, “-3 (perdere il volo)”, “100 messaggi”, “Casanova” e “Mezze verità”, invidiabili da molti del nostro mainstream. Tanto basta a porre “Locura” uno scalino più in alto degli album del 2024 di un Geolier o uno Shiva? Forse no, anche se sembra destinato a un grande successo.
15/10/2024