Forte di un clamore critico che ha attraversato i patri confini, grazie all’ottimo album “Etazhi”, il trio darkwave bielorusso dei Molchat Doma ha scelto di trasferirsi in America proprio mentre la guerra in Ucraina metteva a dura prova l’esistenza di molte identità artistiche, bloccate dai divieti imposti dal conflitto.
Per la band è stata l’occasione per misurarsi finalmente anche con le potenzialità tecniche degli studi di registrazione americani, ma mentre l’album “Monument” provava a catalizzare il successo di “Sudno (Boris Rizhy)” alimentato da TikTok, concedendo spazio al synth-pop a scapito della magia lo-fi degli esordi, il nuovo album offre ai Molchat Doma l’opportunità di mettere in mostra tutto il loro potenziale.
In “Belaya Polosa” l’equilibrio tra tenebre e bagliori di luce è foriero di interessanti sviluppi,. Le affinità vocali di Yahor Shkutko con Dave Gahan dei Depeche Mode e ancor di più con Viktor Tsoi dei Kino – storico gruppo russo di cui i Molchat Doma hanno ricalcato la formula – sono evidenti ma mai invadenti. L’uniformità dei groove ritmici è mitigata da slanci e sussulti (“Ty Zhe Ne Znaesh’ Kto Ya”) e da midtempo in cui affiora una sensibilità psichedelica in chiave post-punk (“Chernye Cvety”).
La natura più contaminata di “Belaya Polosa”, forse, deluderà i fan dei primi album, ma va detto che la concessione a ritmi big-beat rende il suono sì più accessibile, ma anche più variegato ed evocativo. Il piglio estroverso di “III” e la possente trama elettronica-ritmica di “Ya Tak Ustal” sono due riusciti prototipi del nuovo corso dei Molchat Doma, ma l’evoluzione ha uno scotto da pagare: l’indolenza della pur ardimentosa “Beznadezhniy Waltz” e il tono forzatamente greve di “Zimnyaya” non convincono (anche se stranamente sono i due brani che più richiamano le prime prove del gruppo).
La fulgida incursione in sonorità western in chiave darkwave di “Son” e il risuonare potente dei synth della splendida title track lasciano decisamente il segno e aprono ulteriori prospettive future per il gruppo bielorusso, qui alle prese con l’album più insidioso, ma ben lontano dall’essere un semplice esercizio di stile. I Molchat Doma non stanno rinnovando i canoni darkwave, ma ne conoscono segreti e nuance che devono ancora essere del tutto svelati.
16/09/2024