A quattro anni di distanza dal terzo album (“The Descent Of Inana”), Massimo Pupillo (Zu) e Timothy Lewis (Thighpaulsandra) riprendono il progetto dark-ambient Uruk, per un altro stimolante capitolo di sceneggiatura musicale a base di drone music, ambient, tratti noise, accenni armonici ciclici e sfondi apocalittici.
Ancora una volta solo due lunghe tracce che mostrano lievi differenze, con un’oscillazione costante tra inquiete e calme sonorità elettroniche e frammenti sperimentali e rumori che ne importunano l’apparente atmosfera lunare.
“The Great Central Sun” è per molti versi l’album più attraente del duo, pronto a sacrificare gli ultimi residui delle passate esperienze (jazz, avanguardia, noise, goth-dark e psichedelia) per una musicalità più amorfa, introspettiva e mistica. Il flusso sonoro delle due tracce è avvolgente, le timbriche leggermente più monocordi creano un effetto simil-orchestrale che scorre come alito di vento caldo, e pian piano transita dall’oscurità verso la luce.
Massimo Pupillo e Timothy Lewis questa volta non si sono prodigati nel fornire chiavi di lettura o riferimenti antropologici e logistici alle loro creazioni, rimarcando un continuum con le precedenti pubblicazioni (in particolar modo con “Mysterium Coniunctionis”), “Per Speculum In Ænigmate” e “Radiating Rainbows” non modificano il percorso seguito finora, ma ne concretizzano l’ascesi spirituale e cosmica, mettendo a punto dettagli e potenza evocativa.
“The Great Central Sun” è come il canto delle sirene: ammaliante e malevolo. Quarantadue minuti di pura immanenza sonora, per un viaggio sensoriale che è anche l’album più riuscito e convincente degli Uruk.
16/03/2024