AISHA DEVI - Death Is Home

2023 (Houndstooth)
ambient-synth, esoterica, grime

In uno dei tanti incidenti storico-etimologici marcati da ironiche sfaccettature, il sostantivo “deva” (insieme con il suo femminile, “devi”) è finito con l’assumere due significati diametralmente opposti in due sfere culturali confinanti. Nell’universo brahmanico, quello che oggi chiameremo “induista”, “deva” identifica dio, tanto al singolare quanto al plurale. Divinità, in ogni caso, in senso positivo e creativo, che, grazie al loro rimescolamento dell’oceano di latte primordiale, hanno dato vita al mondo tangibile come lo conosciamo. Nella lunga storia del vicino zoroastrismo, invece, “deva” identifica influenze maligne, più simili a demoni da guardare con circospezione e rigettare nella virtuosa ricerca del loro opposto, il bene ultimo.

Sin dal suo Ep di esordio, la musica di Aisha Devi riesce a evocare furbamente entrambi i livelli spesso nel movimento dello stesso brano. La musicista svizzero-nepalese gioca da sempre a funambolare con varie tracce di esoterismo di matrice jodorowskyana strizzando l’occhio, al tempo stesso, all’esoticismo che, in maniera neanche tanto indiretta, il sue nome e le sue origini sud-asiatiche tendono a emanare presso le audience euroamericane.
Dopo l’acclamato esordio di “Of Matter And Spirit” e il dignitoso sequel di “DNA Feeling”, Aisha Devi continua il discorso transumanista e transcorporale dei predecessori, radicalizzando la formula alla volta di una fluidità che, questa volta più che mai, confonde ogni giudizio di valore. “Not Defined By The Visible” apre senza troppi fronzoli il disco con un synth violetto e violento in stile Burial (zona anni Dieci), colorando di rara urgenza la trascendenza tipica della dimensione Devi. Segue subito il beat noir di “Immortelle”, in cui i synth levatissimi fanno da contrappunto a un passo grime scurissimo, nel cui fluire smaterializzato convergono tanto Croatian Amor quanto Elysia Crampton. Si tratta probabilmente del momento più incisivo dell’album. Le tracce centrali re-introducono pennellate ambient weird e vagamente rumorose, più in sintonia con le coordinate dei lavori precedenti.

Non si tratta comunque di rassicuranti adagiamenti. Brani come “Lick Your Wounds” e, soprattutto, “Mind Era” mandano giù brividi nella schiena un attimo prima di dipanarsi in visioni di purezza immanente. “The 7th Element” catalizza questi stimoli in un battito più sinuoso e, nell’interstizio liminale tra morte ed eternità, sembra quasi di veder danzare proprio divinità inusitate ai confini tra ontologie. Il momento conclusivo, l’insolitamente dilatata “Azoth Eyes”, presenta uno dei pochissimi momenti lirici dell’album (e probabilmente di tutto il percorso Devi), caratterizzandosi come sonnambula trance sciamanica che però promette più di quanto mantiene.

“Death Is Home” riesce a mantenere inscalfita la sensualissima tensione del progetto Aisha Devi, una tensione che qui più che mai si fa fluida in tutti i modi, in cui la fluidità può essere pensata – genere, specista, materiale, religiosa. Dea e demone, la nostra papessa electro post-contemporanea preferita azzecca di nuovo il colpo, confondendo tanto chi si aspettava una deriva spiritual in senso più codificato quanto chi attendeva da parte sua un’insistenza più stregonesca. Al tempo stesso, “Death Is Home” aggira anche le aspettative di tanti per un album a questo giro più compiuto e “definitivo”.  Nell’eludere il bene e il male o, nell’immaginario dell’album, la vita e la morte, “Death Is Home” ci indica tuttavia celatamente i nuovi orizzonti in corso di formazione nel tempo-spazio eterno e trasceso di Aisha Devi. Per la macabra delizia di tutti noi.

22/12/2023

Tracklist

  1. Not Defined By The Visible
  2. Immortelle
  3. Lick Your Wounds
  4. Dimensional Spleen
  5. The Infinite Chemistry Of The Betwixt (Tool)
  6. Unborn Yet Alive
  7. Mind Era
  8. The 7th Element
  9. Prophet Club
  10. Azoth Eyes

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