Oltre a “W” e il terzo capitolo della serie “Heavy Rocks“, i Boris hanno deciso di festeggiare il trentennale anche pubblicando, senza preavviso, un terzo album sempre nel 2022: questo “Fade” è arrivato a dicembre scorso, ma più recentemente è diventato disponibile anche in doppio vinile in due edizioni, una già sold-out in rosa e una, ancora disponibile, in un più comune ed elegante nero.
I sei brani qua raccolti riconducono al mostruoso amalgama assordante che i nostri hanno lungamente praticato in passato, con i fendenti chitarristici dell’iniziale “序章 三叉路” che procedono, per ondate lente e catastrofiche, nel delineare una solenne trenodia. La batteria entra dopo 13 minuti, ad arginare in un lento ritmo il muro distorto, ma di fatto disinnesca la magia del brano.
La seconda composizione, “第一章 月光の入り江 -howling moon, melting sun”, riparte da un riff doom a velocità frazionata, giungendo con angosciante lentezza al vertice di un climax orrorifico che vede soffiare sullo sfondo dell’arrangiamento inquietanti riverberi fantasmatici. Sono ectoplasmi che affollano anche la breve “第二章 満ち草”, prima che “第三章 (汝、差し出された手を掴むべからず)” si balocchi con un noise astratto per tornare poi ai familiari droni metallici.
Gli ultimi venti minuti sono al contempo asfissianti e assordanti, con i distorsori fuori controllo, ma nella mattanza emerge una melodia storta, gracchiante.
Niente di nuovo, nè per questa nicchia di rock estremo né per i Boris, che così consegnano un seguito ideale di “Absolutego” (1996) quando proprio loro hanno contribuito a rendere quell’esordio superato grazie a ai successivi “Amplifier Worship” (1998) e soprattutto “Flood” (2000). “Fade” è, quindi, un modo come un altro per richiamare quel periodo glorioso, ed è quindi poco più che una curiosità per i fan più affezionati.
15/06/2023
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