Quando nel 2017 Colombre ci si presentò con “Pulviscolo” a farne parlare fu soprattutto il featuring con Iosonouncane in “Blatte”, una collaborazione che per un esordiente suonava come una benedizione. Non tardò ad arrivare anche l’investitura di Calcutta, che qualche tempo prima dell’uscita di “Corallo” lo volle come chitarrista del tour trionfale a corredo del suo “Evergreen”.
Se la stima per Colombre da parte di colleghi e addetti ai lavori è indubbia da sempre, il grande pubblico non lo ha tributato con lo stesso successo garantito ad altri oggetti it-pop. Fortunatamente, però, a Giovanni Imparato non sembra importare troppo, così come del fatto che le sonorità che propone con ostinazione e fierezza non vadano più di moda come qualche anno fa. E così eccolo raggiungere quota tre dischi con il suo primo lavoro con un titolo lungo più di una parola: “Realismo magico in Adriatico”. Certamente una citazione del movimento letterario e pittorico che connette Buzzati a Hopper, García Márquez alla Khalo, ma anche una dichiarazione d’intenti: raccontare la vita di tutti i giorni nella provincia marchigiana che, va da sé, un po’ magica lo è.
Questa volta sono i featuring, “Più di prima” con Franco 126 e “Io e te certamente” con la compagna di vita Maria Antonietta, gli episodi più giocosi e scanzonati del disco. Insieme ovviamente alla opener “Midollo”, che con la sua chitarra ballonzolante à-la L.A. Priest e i simpatici giochi di parole setta l’umore su note di spensieratezza estiva.
È vagamente funky e ciondolante anche l’andamento di una “Naturale” che canta l’importanza di partecipare piuttosto che vincere, di una finestra che dia sul mare; mentre “Maledizione” è appena un po’ più esuberante e il ritornello di “Durerebbe un’ora” si rigonfia di synth e metafore stagionali.
Ma stavolta i brani più significativi e capaci di lasciare un segno più profondo sono quelli in cui la voce dolcissima del cantautore di Senigallia si distende in melodie melanconiche (la dolce ma struggente “Qualche specie d’amore”) o si inoltra tra tastiere sfolgoranti per giungere nell’empireo, anche solo per il tempo di una canzone, quella dell’amico Mirko Bertuccioli dei Camillas (“Allucinazioni”).
Fedele a sé stesso, al periodo in cui ha iniziato a muovere i primi passi e a quella semplicità che permette alle sue canzoni di entrare nel cuore di chi le ascolta dopo mezzo ascolto o poco più, Colombre per il suo terzo disco ha scelto di non reinventare nulla. Salvo qualche momento poco incisivo (ad esempio, la conclusiva “Niente è come sembra”), la scelta ha premiato il cantautore marchigiano e chiunque si lascerà far prigioniero da questa preziosa mezz’oretta di realismo stralunato e profumato di mare.
25/04/2023