MAMMAL HANDS - Gift From The Trees

2023 (Gondwana)
chamber-jazz, nu jazz

Se c’è una band legata a doppio filo con la Gondwana, diventandone in qualche modo l’act ammiraglio, quella risponde al nome Mammal Hands. Devoto all’etichetta sin dai suoi esordi, complice anche nel licenziare con essa ben due side-project (dello splendido album a nome Vega Trails si è già parlato), il terzetto continua a proporre un nu jazz privo di debiti con l’elettronica, minimalista ed emotivo, che in “Gift From The Trees” conduce a un’ulteriore ridefinizione di uno stile pienamente maturo. Ancora più spoglio e austero, forte però di una resa sonora che ne avvicina gli esiti alle performance dal vivo, il quinto album dei fratelli Smart e Jordan Barrett si rende più immersivo e suggestivo che mai, anche a costo della varietà espressiva, traendo dagli alberi e dal contesto naturale tutta la forza della propria ispirazione.

Sempre più volto a suadenti ostinati, con Steve Reich e Philip Glass come numi tutelari, il pianismo di Nick Smart si prende il posto d’onore nel disco, vero e proprio fantasista capace di prestarsi a rapidi fraseggi circolari (“Riser”), di farsi tiepido portavoce invernale (“Deep Within Mountains”), di concedersi efficaci svolte dal sapore prog, se l’occasione lo consente (l’improvviso ed efficacissmo cambio di ottava in “Labyrinth”).
Non che la sinergia col sassofono e la batteria venga meno, anzi, la chiusura affidata a “Sleeping Bear” mostra bene come i tasti d’avorio sappiano fornire il supporto al più dolce contributo di sax, colto nella rispettosa descrizione di un letargo prossimo alla conclusione. Complice però il contributo più soffuso, temperato di Barrett (rara eccezione il propulsivo binomio di partenza, in cui sfodera un muscolo quasi breakbeat), il trio pende più verso il versante classico del suo stile, a perdersi tra brume e rievocazioni, tra viaggi verso altrove tutti da definire (le impalpabili venature mediterranee di “Dimu”) e barlumi di una comprensione più profonda (“Kernel”).

Manca forse la brillantezza melodica di un “Animalia” o di un “Floa” a chiudere il cerchio, ma in questa nuova ridefinizione di un immaginario espressivo pienamente caratterizzato i Mammal Hands si muovono con abilità imparagonabile, regalando ulteriori momenti di seduzione nu jazz. Non poteva esserci una chiusura più logica di questa per il primo decennio di attività assieme.

13/04/2023

Tracklist

  1. The Spinner
  2. Riser
  3. Nightingale
  4. Kernel
  5. (Intro) Dimu
  6. Dimu
  7. Deep Within Mountains
  8. Labyrinth
  9. Kai
  10. Sleeping Bear

MAMMAL HANDS sul web