VEGA TRAILS - Tremors In The Static

2022 (Gondwana)
chamber-jazz

In fondo potevamo aspettarci (per quanto nulla fosse stato anticipato) che due delle band più importanti del roster di casa Gondwana, etichetta di punta del nu jazz britannico, avrebbero potuto presto unire i loro percorsi. Molto meno che il risultato avrebbe preso una piega non tanto diversa, quanto in aperta discussione rispetto alle carriere madre. Vero è che avviare un nuovo progetto acquisisce forza e senso anche e soprattutto in virtù di quanto sa percorrere strade divergenti, pensare nuovi approcci. Quanto però scaturito dalle menti creative di Milo Fitzpatrick, contrabassista degli affermati Portico Quartet, e Jordan Smart, il sassofonista dei Mammal Hands, colpisce per molteplici aspetti. Via ogni contributo elettronico, via ogni nervovismo ritmico, in “Tremors In The Static” il duo, battezzatosi Vega Trails in onore del celebre “Contact” di Carl Sagan (che fornisce anche una solida impalcatura concettuale al disco), si presenta da solo con i propri strumenti d’elezione, essenziale ma mai spartano, forte di un rigore emotivo che ne dirige ogni battuta. Non si fa tempo ad accorgersene che le melodie si sono già annidate sotto pelle.

Melodie, esattamente. Non che i progetti madre ne siano stati finora privi, ma nel suo accogliente poetare la firma Vega Trails imbastisce un album che esalta la purezza del dato narrativo, che si fonda su temi, variazioni e riprese, palesemente jazz nell’ossatura ma nella loro semplicità sonora capaci di aprirsi a un ampio ventaglio di influenze. Il romanzo di Sagan rivive nei suoi snodi fondamentali, trova sponde perfette in un commento così intimo, preferibilmente gestito in raffinati duetti (l’apertura “Love Your Grace”, affidata alle rigogliose scansioni del contrabbasso di Fitzpatrick, è l’unica eccezione), con una linearità di gesto che a tratti non esita a richiamare i florilegi cameristici di Jan Garbarek.
Troppo poco? Con un’esperienza simile i due non hanno bisogno di nessun altro per richiamare la pienezza di una band, lavorare di fino per escogitare momenti che in filigrana ricordano cantate folk (“Train To Kyoto”), elaborare spunti indiani tra un cambio di ritmo e l’altro (“Spiral Slow”), rifornire il proprio carniere espressivo attraverso abili evasioni impressioniste (“Closer”).

Tanto fondato su quanto viene concretamente espresso e quanto viene sottaciuto, “Tremors In The Static” è un album che acquisisce forza anche attraverso i silenzi, i suoni già passati, che l’ambiente ecclesiastico scelto per la registrazione accoglie e amplifica, estendendone tutta la valenza specifica.
Il lato B, quello che più spinge sul lato metafisico e rivelatorio del romanzo, sfrutta al meglio il dato ambientale, riesce a evocare lo stesso senso di mistero che in tempi recenti Daniel Herskedal ha saputo ergere a sua cifra esclusiva. Galassie e polvere primordiale, soli e lune che si danno il cambio a velocità vorticosa: le orme di Vega sanno delineare un commento sonoro che fa proprio tutto il senso di stupore e incanto (il clarinetto in “Red Moon Rising” a farsi tramite della più beata contemplazione), ma che riesce a tradurre anche tutta la concitazione, l’urgenza di un’esperienza che potrebbe rivelarsi soltanto un’illusione (la progressione incrementale di “Epic Dream”).

 

Senza banali effetti speciali, senza volute fantascientifiche dallo scarso beneficio, Milo Fitzpatrick e Jordan Smart partono dai fondamentali e lasciano correre vivida l’immaginazione, aprendo un nuovo viatico che si spera sia solo all’inizio. C’è tutto il tempo di riconoscere, quando non rendersi amiche, le tremule interferenze di questo album.

07/01/2023

Tracklist

  1. Love Your Grace
  2. Train To Kyoto
  3. Spiral Slow
  4. Thoughts Shifting
  5. Closer
  6. New Planet
  7. Red Moon Rising
  8. Epic Dream
  9. Tremors In The Static

VEGA TRAILS sul web