Be amazed at how good you can feel afterwards
After you express what- what’s been bugging you or
A great event in your life
Anger, an excellent way to let your anger out
Put it all on paper
Culmina con un invito a mettere su carta le proprie emozioni l’introduzione del secondo album in studio del progetto di Vancouver guidato da Zachary Choy: “Danny’s Message” racchiude frammenti di una lettera motivazionale, eredità del padre del cantante, scomparso prematuramente, e funge da manifesto di quella che è la strada intrapresa dai Crack Cloud, nati come self-help group per uscire dal tunnel delle dipendenze e divenuti un collettivo artistico e musicale.
In “Tough Baby” torna il tema della salute mentale già affrontato nel viscerale “Pain Olympics”, al quale si aggiungono quelli di resilienza e guarigione, mentre le influenze stilistiche, oltre al consueto trittico Fela Kuti, Gang Of Four e Talking Heads, includono alcuni rimandi a “Freaks”, opera più oscura, turbolenta e divisoria dei Pulp di Jarvis Cocker, parzialmente individuabili in “The Politician”, traccia di spicco dalla bassline incalzante.
Non solo post-punk scuro, ma anche trame industrial hip-hop, come quelle di “Please Yourself”, caratterizzata da una lunga coda di piano e un fugace cameo di Mac DeMarco all’inizio del video ufficiale, nella quale l’arte diviene un mezzo fondamentale di guarigione e scoperta, e dei sarcastici flussi di coscienza della preghiera “Afterthought (Sukhi’s Prayer)”, arricchita da dettagli gospel e pop.
I nervi a fior di pelle dell’aspra e disturbante “Virtuous Industry” viaggiano tra breakbeat ed echi new wave, così come “115 At Night”, che rallenta e mantiene la struttura poliritmica, costituita da guitar riff e sample vorticosi. A risaltare tra i repentini cambi di passo di “Tough Baby” e nella migliore “Costly Engineered Illusion” è la sezione fiati, il cui andamento trae spunto da collage di matrice jazz e highlife, mentre “Criminal” sposta l’attenzione verso influenze post-rock con un graduale crescendo, sostenuto da percussioni martellanti, dilungandosi eccessivamente, e la schizofrenica “Crackin Up” chiude il cerchio, riprendendo una frase della registrazione ascoltata nella traccia introduttiva.
I brani di “Tough Baby” appaiono molto distanti e slegati l’uno dall’altro, data la maggior spinta verso confini free-form e la grande varietà di generi musicali che incorporano, e tale dettaglio, unito alla conseguente difficoltà di individuazione di punti focali, conferisce al disco un minor impatto rispetto al debutto. A fronte di ciò e in base al percorso scelto, i Crack Cloud restano un progetto da monitorare con interesse per tematiche affrontate e scelta di sonorità, tenendo presente che i loro lavori futuri potrebbero necessitare quasi per certo di chiavi di lettura ulteriori e sempre meno immediate.
10/11/2022