Crack Cloud

Pain Olympics

2020 (Tin Angel) | art-punk, experimental-rock

Non è sempre agevole analizzare la reale consistenza della moderna produzione discografica: la crescita esponenziale di musicisti e opinionisti disorienta e scompiglia anche il pubblico più attento, peraltro sempre più incline a rifugiarsi in iconiche figure del passato o nei loro emuli contemporanei. A causa di una fruizione meno analitica e più sensoriale, diventa sempre più difficile trovare punti fermi nella produzione contemporanea. Manca, in fondo, quel filo comune che assimilava in un unicum culturale Hendrix, i Pink Floyd e Bob Dylan: musicisti le cui finalità artistiche erano ben evidenti e manifeste. Revisionismo, sdoganamento, artista di culto: sono questi i termini che campeggiano nelle valutazioni dei moderni progetti musicali dalla diversa foggia e radice culturale, differenze e similitudini si intrecciano lasciando spesso una sensazione di deja-vu non sempre edificante.

Comprensibile, dunque, la scelta dei Crack Cloud di buttare tutto in caciara per il nuovo album “Pain Olympics”, spiazzando il fruitore occasionale con una sequenza leggermente informe di citazioni post-punk apparentemente poco originali.
La band canadese aveva in verità già manifestato un’attitudine al rifiuto del tecnicismo strumentale nonché la predilezione per un fascino sporadico, situazionista; dopotutto il progetto Crack Cloud scaturisce da una premessa etica e sociale ben definita, essendo nato per affrontare la piaga della tossicodipendenza attraverso un’esperienza comunitaria artistica dai toni quasi anarchici.

Per “Pain Olympics” i Crack Cloud si presentano con una formazione in parte rinnovata, ma sempre più free-form e autarchica, avendo parte dei musicisti trovato spazio in progetti collaterali potenti e innovativi come Military Genius e NOV3L. La sfida è quella di riuscire a concentrare in pochi minuti, meno di trenta, tutta l’energia delle ormai leggendarie esibizioni live. Questa scelta sembra in parte smorzare la forza corrosiva della band, ma nello stesso tempo rispetta maggiormente le drammatiche e complesse difficoltà psicologiche affrontate dai suoi vari membri. 
A tenere insieme il tutto è il corpo ritmico originato da Zach Choy, ideatore del progetto Crack Cloud (ma guai a chiamarlo leader), nonché autentica forza motrice di una formula sonora alchemica, sulla quale tutti i musicisti lasciano scorrere variegati e creativi stream of consciousness sonori.

Tutto è ipoteticamente racchiuso nei cinque minuti e quaranta secondi di “Post Truth (Birth Of A Nation)”: uno scomposto e finemente caotico insieme di tempi ritmici funk, post-punk, breakbeat, voci alienate, mellotron, cori angelici, synth cristallini, scampoli jazz e rock dal tono lievemente epico, un anomalo insieme di caos e minimalismo che genera alfine panico, dissociazione, catarsi. Ed è questa la struttura-nonstruttura di “Pain Olympics”: un flusso di echi new wave e punk le cui coordinate sono le stesse dei Talking Heads (“The Next Fix”) o dei Gang Of Four (“Tunnel Vision”), anche se i Crack Cloud preferiscono il dolore alla rabbia (“Somethings Gotta Give”) o l’irriverenza e la giocosità alla sfrenatezza (“Ouster Stew”), lasciando aperte molte porte a ulteriori future divagazioni.

La natura collettiva della band a tratti invoca una spiritualità jazz che sembra modificarne la traiettoria (la rilettura di “Bastard Basket”), ma a prevalere è sempre un sussurro nichilista che rinsalda la natura irrequieta e ostile del progetto (il groove oscuro e pulsante di “Favour Your Fortune”), generando più domande che risposte, grazie a un gioco di contrasti stilistici ed espressivi che forse non ne faciliterà la popolarità (l’epico finale quasi cinematico di “Angel Dust (Eternal Peace)”, ma che, nell’ottica accennata nell’introduzione di questa recensione, risulta più stimolante e suggestiva di altre proposte, dai toni forse più aspri e irruenti, ma meno intensi dal punto di vista artistico.
Un disco forse non disturbante, ma angosciante in modo silente, maneggiare con cautela. 
 
P.S. La band ha rilasciato una serie di video composta da 4 episodi, il secondo è riferito al brano incluso solo nel 7 pollici della limited edition e non compare nel disco normale, nel rispetto della sequenza abbiamo incluso i 4 video come da sequenza. 

(12/09/2020)



  • Tracklist
  1. Post Truth (Birth Of A Nation)
  2. Bastard Basket
  3. Somethings Gotta Give
  4. The Next Fix
  5. Favour Your Fortune
  6. Ouster Stew
  7. Tunnel Vision
  8. Angel Dust (Eternal Peace)
  9. Uncanny Valley (7" only)
  10. Crackin Up (7" only)








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