MILK AND HONEY BAND - Songs From Truleigh Hill

2021 (Onomatopoeia rec)
folk, pop

Sono passati dieci anni da “In Colour”, ultimo album della Milk And Honey Band di Robert White (ex-membro dei Levitation). Il lungo silenzio ha fatto seguito alle sorti non felici dell’etichetta creata da Andy Partridge, Ape. L’ex-Xtc aveva preso a cuore le sorti della band tessendone le lodi e cercando di rilanciarne la carriera, ciò nonostante le crepuscolari folk-pop-song, appena tinteggiate da un grazioso jangle-pop, non hanno attraversato il confine che separa il sottobosco musicale da quello più dignitoso di cult-band.

Difficile prevedere sorte diversa per “Songs From Truleigh Hill”. Robert White, anzi, compie un ulteriore passo verso un lirismo ancor più soffuso e stringato, le canzoni sono più simili a una carezza, ad ogni modo mature e coerenti con il percorso finora intrapreso dal musicista inglese.

E’ rimasto poco dell’effervescenza psych-rock degli esordi con i Levitation, nel frattempo si sono anche stemperate le attitudini jangle-pop e quelle divagazioni britpop stimolate dal patrocinio di Partridge. Dopotutto l’ex-Xtc li aveva definiti gli eredi dei Moody Blues con delle ottime canzoni e White non fa nulla per smentire questa visione critica (“Beautiful Sun” a tratti evoca “Nights In White Satin” ), evitando però accuratamente di sprofondare nella melassa dello stile Coldplay o della pur piacevole genuinità folk-pop dei Trash Can Sinatras (“Close To Nothing”), due band spesso citate per le passate incisioni.

Nonostante il suo ruolo di polistrumentista, reso necessario dall’ormai inesistente assetto di una vera e propria band, White continua a prediligere il piano e le tastiere in sede di composizione. A beneficiarne è soprattutto la densità lirica delle nove tracce.

Una malinconia dai toni soffusi e nebulosi si impadronisce dell’album, evocando più le algide lande del Nord Europa che le caliginose giornate londinesi.

Le delicate e meste intuizioni liriche di “Songs From Truleigh Hill” sono simili a un sussurro (“Clementine”), fa eccezione l’avvolgente respiro di “Stillwater”, che indugia su un accordo di chitarra acustica che diventa un flebile groove sul quale si erge maestosa una risoluta struttura lirica e strumentale.

Il tono delle canzoni è colloquiale, intimo (“Been That Way”), quasi sempre cupo come il suono del pianoforte (“Still Want You ”), a tratti ridestato da un lieve battito di mani e da uno dei refrain più coinvolgenti (“Breathe”), o da toni elegantemente epici (“Roses”).

E poi c’è “Change”, ultima pagina di un racconto apparentemente privo di colpi di scena, eppure stranamente differente, una canzone che per un attimo trascende la pura sensazione fisica e raggiunge quell’aulica bellezza inseguita con candore e classe nei poco più di trenta minuti di un disco sconsigliato ai duri di cuore.

Un altro onesto e conciliante esemplare di songwriting dal tono romantico e introspettivo per Robert White.

29/01/2022

Tracklist

  1. 1. Stillwater
  2. 2. Clementine
  3. 3. Been That Way
  4. 4. Beautiful Sun
  5. 5. Breathe
  6. 6. Roses
  7. 7. Close To Nothing
  8. 8. Still Want You
  9. 9. Change

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