Prima buona notizia: con “Seek Shelter” tutti i tasselli della musica degli
Iceage sono finalmente al posto giusto. La formazione danese ha accantonato definitivamente lo stato di
cult-band, e l’hardcore-punk degli esordi è ora un magmatico post-punk dalle tonalità drammatiche e ricercate. Con il nuovo album si prospetta un futuro luminoso e ricco di interessanti sviluppi. Per i più distratti, che finora ne avevano ignorato le gesta, proviamo però a fare un passo indietro.
Sono già passati dodici anni dal pulsante esordio “
New Brigade”, un periodo di costante crescita, culminata in “Beyondless”, sintesi perfetta anche di tutte quelle variabili sperimentate da Elias Bender nei vari
side-project (Pagan Youth,
Marching Church, Sexdrome, Vår). All’evoluzione musicale si è affiancata una più marcata coscienza sociale e politica: non solo la band ha subito messo in chiaro alcune errate interpretazioni di alcuni simbolismi utilizzati agli esordi, che avevano attirato critiche di fascismo e razzismo, ma ha anche preso posizione nei confronti di alcune scelte politiche scellerate, che in Danimarca stanno costringendo le popolazioni non bianche a vivere in veri e propri ghetti.
Il sopracitato “Beyondless” del 2018 è apparso a molti come lo zenit creativo della band, in verità è stato solo il primo step di una rivoluzione che ha sancito il passaggio dalla Matador alla Mexican Summer, oltreché l’ingresso di un nuovo membro: il chitarrista Casper Morilla Fernandez.
Il nuovo disco “Seek Shelter” è anche il primo che si avvale di una produzione esterna, affidata a Peter Kember: meglio conosciuto come
Sonic Boom. Un nome che evoca suggestioni psichedeliche dall’elevato contenuto space-rock.
Nelle nove tracce del disco, registrate a Lisbona, al nichilismo è subentrata la consapevolezza. Le crepe scavate nel corpo post-punk da influenze gothic e
fuzz-pop hanno aperto la strada a ulteriori mutazioni di stile, che non hanno tuttavia sacrificato lo spirito selvaggio degli Iceage.
Ne è prova il singolo di lancio, “The Holding Hand”, un rock-noir sudicio e malsano che mette in rilievo il tono più apocalittico del nuovo progetto, graffiando con inquietudine noise-goth e un timbro di voce tremolante.
Con il successivo singolo “Vendetta” gli Iceage violentano l’iconica immagine punk-rock, per un travolgente dance-rock in stile
madchester che, oltre a far impallidire
Shaun Ryder, riporta in auge le tensioni erotiche dei
Primal Scream di “
Screamadelica”, e affronta il problema della deriva dispotica della cultura occidentale. A questo punto, confusione ed eccitazione hanno spianato la strada a uno dei singoli più audaci e potenzialmente iconici dei tempi moderni, ”Shelter Song”. Una liturgia a base di post-punk, spirituals e
britpop, nutrita da una sezione archi e da un coro gospel che tolgono il respiro.
“Seek Shelter” può a questo punto senz’altro contare su alcune delle canzoni più potenti della band danese, ciò nonostante è difficile definire una qualsiasi delle nove tracce come minore. Brucia infatti di passione l’incandescente ballata “Love Kills Slowly”, un’appassionata spirale lirica-apocalittica alla
Nick Cave. Sorprende la verbosa poetica alla
Bruce Springsteen/
Lou Reed di “Gold City”. E non perde smalto la band neanche quando entra con decisione in un ambito rock più tipico con “The Wilder Powder Blue”, o dissotterra le pulsioni più grintose dei primi
Oasis in “Dear Saint Cecilia”.
La furia alla
Mc5/
Stooges che anima “High & Hurt” è calibrata da un’attitudine psych-rock e dalla intelligente citazione di “Will The Circle Be Unbebroken”, popolare inno cristiano dei primi anni del 900, con basso e batteria che travolgono i sensi e l’irriverenza dei
Fall a fare capolino. Ultima sfida per i danesi, la giocosa e bizzarra “Drink Rain”, che con una ricca sequenza di accordi confonde Irving Berlin e Vic Godard, graffiando ancor più nel profondo di quel goth-rock che da sempre ha tracciato il percorso creativo del gruppo.
Altra buona notizia è la scrittura, il vero elemento discriminante tra gli Iceage e altre band coeve. Tutto questo si traduce in un’autentica sferzata d’energia, che suona come un segno di rinascita emotiva e creativa che merita ancor più attenzione in un periodo storico saturo di torbide esternazioni dal
mood dolente. Il ghiaccio degli Iceage brucia di passione.