Il 2020 sarà ricordato per una serie infinita di motivi, un anno difficile e complesso non solo per la società e la politica ma anche per l’arte, un settore che al pari di altri ha sofferto le limitazioni necessarie e inderogabili, dettate dalla pandemia provocata dal Covid-19.
Concerti in streaming, vendite di memorabilia, sconti per acquisti diretti sulle pagine bandcamp degli artisti, e buona ultima una serie di pubblicazioni in formato Ep, che ha permesso a molti artisti di resistere alla soppressione forzata dell’attività concertistica.
Con un album pubblicato da poco e un progetto già in cantiere per il prossimo anno, anche Jeremy Tuplin coglie l’occasione per pubblicare un Ep con quattro canzoni che idealmente e stilisticamente sono ancorate all’album “Violet Waves”, essendo in parte nate durante la gestazione dell’ultimo album.
Unite concettualmente da una riflessione sul capitalismo e sull’essere oggi parte di una società post-moderna, le quattro tracce stilisticamente non si discostano dal suono più corposo dell’ultimo album.
Fluido (“Happiness”), graffiante e beffardo come un vecchio disco dei Kinks (“Night And Day”) e insolitamente introspettivo nella tenue e acerba ballata acustica che chiude l’Ep (“Take Your Pills”), il disco propone anche un pezzo scartato da “Violet Waves”, in un primo tempo scelto addirittura come titolo provvisorio del disco, ovvero “Apocalypse TV”: brano ritenuto troppo forte per il terzo disco del musicista di Somerset, la cui tematica sociale e politica è più consona a questa piacevole appendice di fine anno, che conferma il buon stato di salute di Tuplin e della sempre più importante band dei Ultimate Power Assembly: perfetti complici di un autore tra i più interessanti della scena inglese.
06/12/2020
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