L’antifragilità va oltre il concetto di ‘resilienza elastica’ e di robustezza. Una cosa resiliente resiste agli shock ma rimane la stessa di prima: l’antifragile dà luogo a una cosa migliore.
“L’antifragilità ama la casualità e l’incertezza, il che significa anche amare gli errori, o meglio una particolare classe di errori. Essa possiede una proprietà unica nel suo genere, che ci permette di venire alle prese con l’ignoto, di fare certe cose senza capirle e di farle bene”. Dice così, il filosofo e matematico libanese Nassim Nicholas Taleb nel suo volume “Antifragile. Prosperare nel disordine”, pubblicato nel 2012: se un sistema fragile si frantuma, e quello tenace resiste al cimento esterno, l’antifragile si evolve e migliora. È sul cambiamento che ci fortifica, il concept nonché opera prima sulla lunga distanza di Elisa “Erin” Bonomo: dodici “racconti in musica” concepiti in un periodo di vita intenso, fatti di stati d’animo, tematiche e personaggi che l’autrice usa per raccontare se stessa e il mondo che la circonda.
Pur essendo giunta solo ora al primo full length, Elisa è una cantautrice con una significativa gavetta alle spalle: insegnante di canto, dopo i primi brani scritti in inglese ha avuto un’esperienza con La Cantina dei Bardi, e oggi getta finalmente il cuore oltre l’ostacolo trovando la forza di raccontarsi, miscelando rabbia e (molta) ironia, riferimenti tanto colti quanto nazionalpopolari, in un disco che è il risultato di una campagna di crowdfunding di successo. Il contatto con i fan, vecchi e nuovi – ringraziati in fondo al booklet – che hanno creduto nel progetto e nelle capacità dell’autrice veneziana è stato costante, e ha permesso una produzione misurata, con la piena collaborazione del polistrumentista Stefano Pivato che firma con Erin undici brani su dodici. Il lato graffiante della personalità di Elisa lascia il posto, al momento giusto, a episodi più intimisti e riflessivi. Gran parte del materiale è nato tra il 2013 e il 2014, ed è cantato oggi con una nuova consapevolezza: il filo conduttore è la voglia di “ricostruirsi”, di riprendersi la propria vita. Non c’è spazio per la commiserazione alla Morrissey, neanche quando ci troviamo di fronte ai fallimenti in amore, alle amicizie finite male su cui abbiamo investito vita, affetto ed energie: tutto si tramuta in forza, in sberleffo, in frasi pronte a finire su t-shirt motivazionali.
Sono i testi il punto di forza di Elisa e del suo “Antifragile”. Si parte subito con lo schiaffo in pieno volto del brano d’apertura, “Scampo”, selezionato per il Premio Amnesty International Italia Emergenti e dedicato alla violenza domestica: “Le buone maniere non eran di serie/ Magnifico il giorno che ti hanno prodotto, maiale. La faccia accartocciata in un angolo del letto/ e il mio dolore sempre più lieve/ Tu che fai fette di me e pretendi tutto il bene/ Se mi farai a pezzi, resteranno i miei versi”. Musicalmente siamo dalle parti di un punk-pop che in Italia ha trovato sfogo con i Prozac+ alla fine degli anni Novanta, ma tra le influenze di Erin ci sono anche Tori Amos, Juliette and the Licks e Alanis Morissette – come anche cantautori italiani come Ivano Fossati, Cesare Cremonini e Carmen Consoli. “Le coppie” cita “Bellamore” di Francesco De Gregori e “Pensiero stupendo” di Patty Pravo in una storia fatta di messaggi su Whatsapp visualizzati alle 23 (“ti ha lasciato così/ come un torso di broccolo”) e ripicche al veleno (“Dimmi, come sta la mia controfigura?/ Scrive riff scontati alla Avril Lavigne/ Ha confuso l’amore con il senso di colpa?”). Il film che tutti noi ci siamo fatti a vent’anni ha un finale diverso rispetto ai bilanci di quando ne compiamo trenta, e soprattutto siamo diversi da come gli altri attorno a noi si aspettavano: “Non mi somiglio per niente” è un manifesto generazionale di rara efficacia, crudo ma al contempo sagace.
C’è tempo anche per la dolcezza malinconica di “Meteora”, cui segue la caustica “Puttana” (ma è indirizzata a un uomo): “Penso a te che sei una delusione/ un muro di cartone/ un uomo da bruciare”, su una base che fa incontrare Anouk e i Blur di “Country House”. Per stemperare il clima entra una citazione del trio Solenghi-Marchesini-Lopez in “Renzo e Lucia”, che oggi sarebbero un cassiere in una pizzeria (“Renzo, profilo greco un po’ deluso/ jazzista di un certo livello/ e modesto impiego”) e una commessa in una profumeria che vivono in un buco di appartamento; dopo tanto cinismo, “Domani inventerò” è un’iniezione di voglia di vivere e ricominciare (“Non piangerò al pensiero che mi sto perdendo tutto/ oh no, non sono di passaggio!”). L’introspettiva “Anima nera” è una collaborazione con Licia Missori, che oltre ad aver co-firmato la canzone, suona il pianoforte (la ritroviamo anche nella successiva “Parole al vento”). La terapia a fine disco è riuscita: “Tu sei prigione e limite/ una ferita inutile/ sei solo acqua passata/ lavata, già seccata”.
“Antifragile” è un disco onesto, con un innegabile senso di urgenza, che mostra una voce e una scrittura che si posizionano sul binario giusto. C’è da lavorare sulla musica e siamo certi che, alla prossima prova discografica, Elisa saprà allontanarsi non solo dai propri demoni ma anche da certi feticci nineties per esprimere una personalità artistica che c’è, ma che deve ancora manifestarsi al pieno delle proprie potenzialità. Chi è alla ricerca di rock italiano che ha davvero qualcosa da dire, e lo dice in modo diverso da tutti gli altri competitor, è arrivato nel posto giusto. Allacciate le cinture.
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01/04/2017