THE SOFT HILLS - Go Under

2016 (Self released)
alt-pop, folk-rock

Forse è ora di tirare il freno a mano: i Soft Hills, la band folk-rock di Garrett Hobba, emersa dall’anonimato solo due anni fa con “Departure”, forse il primo disco ad avere una qualche distribuzione e una qualche eco, arrivano adesso al sesto disco in sette anni, un percorso ad altissima frequenza per chiunque.
Fino allo scorso “Cle Elum”, una raccolta di demo acustiche che poteva essere una B-side più “magica” e intima del più “normalizzato” e “rock” “Departure”, che era stato il loro biglietto da visita presso il pubblico, Garrett Hobba aveva comunque sempre confermato la sua ispirazione, collegandosi ai primi Midlake, mentre questi ultimi tentavano un colpo di coda passatista, prima del loro parziale scioglimento.

Qui i riferimenti ai Radiohead diventano per la prima volta davvero evidenti, per esempio nell’iniziale arrangiamento elettronico di “Crystal Children” (riproposto poi in “Midnight Thieves”), in un’epica della malinconia che suona algida, priva di emozioni. È una sensazione che viene confermata anche in seguito, come nel pasticcio melodico e armonico di “Dragonfly”, o nella confusione rockeggiante di “Heavy Head”, sconcertante brano da Smashing Pumpkins dei tempi peggiori.

A pensarci bene, è proprio “sconcerto” la parola che meglio può esprimere la reazione di un ascoltatore, affezionato o meno all’opera di Hobba, nell’ascolto di “Go Under”. Un qualsiasi brano di questo disco, anche quando si riconosce più nettamente la mano del cantautore di Seattle (“House Of Bees”, “Climbing Rabbit Hill”), non si sarebbe neanche avvicinato alla tracklist di uno qualsiasi dei lavori precedenti.

08/04/2016

Tracklist

  1. Crystal Children
  2. House Of Bees
  3. Midnight Thieves
  4. Business As Usual
  5. 700 Feet
  6. Heavy Head
  7. The Dragonfly
  8. My Time
  9. Climbing Rabbit Hill
  10. Outside Time

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