MAURIZIO ABATE - Loneliness, Desire and Revenge

2015 (Black sweat)
folk

Recensire un disco di Maurizio Abate è impresa tutt’altro che facile, per tutta una serie di motivi. Innanzitutto perché la sua musica è così epifanica e cristallina che ti avvolge, ti stordisce, ti avvince e ti ipnotizza. Di conseguenza, racchiudere in uno scritto così tanta bellezza è un’idea che mi sembra addirittura blasfema. Come rendere in poche parole la magia che sgorga da quelle corde pizzicate con tanta maestria dalle sue dita sapienti?

Non v’è risposta e, credetemi, non v’è risposta soprattutto se si assiste alle sue esibizioni dal vivo che, se possibile, riescono a restituire ancor più che su disco il senso di una musica intima, discreta eppure incredibilmente visionaria. E, ancora, parlare di Maurizio Abate è difficile perché la sua musica basta a se stessa, non ha proprio bisogno di essere raccontata. Oltre ad avvolgerti e avvincerti con la sua carica visionaria, ti entra dentro, ti smuove sentimenti e persino istinti, ti mette al contatto con sensazioni pure, sensazioni che bypassano qualunque mediazione culturale. Era così per il bellissimo “A Way To Nowhere” ed è così per quest’altrettanto bello “Loneliness, Desire And Revenge”, disco che riesce a essere ancor più penetrante del precedente, forse perché ancor più malinconico e crepuscolare. Davvero non si sa che dire al cospetto delle tessiture acustiche sporcate di elettricità di una poesia in note come “Omens”. E come raccontare il senso di solitudine trasmesso da “Once Upon A Time”? Davvero, non è possibile.

La musica di Maurizio Abate si pone esattamente nel mezzo tra la terrigna instabilità del primitivismo faheyano e le elegiache trasfigurazioni spirituali di Robbie Basho. Ma, soprattutto, è una musica che metti su e non vorresti finisse mai.

24/01/2016