Gurf Morlix trova il presente – è vero, il titolo allude alla grammatica, ma è impossibile non ravvisare il tentativo di dialogo del (prima musicista e produttore, poi) cantautore americano con la musica in senso generale e, più personalmente, con la propria arte.
In “Gurf Morlix Finds The Present Tense” l’attempato ma mai domo fuorilegge di Austin sposa una linea sonora e produttiva scarna ma potente, all’insegna di un Americana che dà voce a bisogni già materiali (il rantolo d’indignazione di “My Life’s Been Taken”), con la credibilità che solo artisti come lui e Charlie Parr (autore purtroppo quest’anno di un nuovo disco assai meno ispirato) possono esibire nel raccontare di tasche vuote e bottiglie piene. Ma anche e soprattutto spirituale, con quel fuoco che ti fa sembrare l’anima dolente e infiammata come un organo appena sopra lo stomaco.
La scrittura di Gurf si riscopre cristallina come nell’incompiuto (per chi considera tale, a torto o a ragione, certo Americana strumentale) “Birth Boneyard”, donando un incedere perentorio alle canzoni e alla voce di Morlix (un esempio su tutte “Present Tense”).
Si realizza così un grande paesaggio texano di stazioni di servizio semiabbandonate, simulacri polverosi di vite alla deriva (“Gasoline”), e di ghigni adamantini di antieroi dal grilletto facile (“Bang Bang Bang”). Quando, però, Gurf si distacca dai brani più macchiettistici per andare a fondo, colpisce davvero il bersaglio: il raschiare funereo e minaccioso della torrenziale “These Are My Blues”, riflesso nella storia disperata di perdizione di “Series Of Closin’ Doors”.
Qualcuno l’ha definito come il miglior sostituto a disposizione per rimpiazzare Robbie Robertson nella Band; alcuni brani di “Finds The Present Tense” mostrano quel lampo di ispirazione che non sempre brilla nei brani di un Will Oldham (il duetto col fiddle di “Small Window”). Per un artista riscopertosi cantautore a 49 anni e ora giunto oltre i sessanta, tutto questo dice molto.
03/01/2014