Erano già tornati all’attacco, quest’anno, con uno split altalenante condiviso con il supergruppo Rangda. Ma l’attesa dei fan era tutta concentrata su questa nuova release, con cui il trio neozelandese rinnova il suo verbo free-noise, senza compromesso alcuno. E su questo non c’era alcun dubbio. Restavano da mitigare, almeno per quanto mi riguarda, le perplessità che si erano accumulate durante gli ultimi anni, con la pubblicazione di dischi non sempre all’altezza della situazione, con punte veramente bassissime come quelle raggiunte dal mediocre “Patience”.
Questo “Armed Courage”, invece, mediando tra le due anime del loro sound (torride perlustrazioni rumoriste in salsa lo-fi e apatici ciondolamenti nel buio dell’angoscia più cupa), si assesta su livelli dignitosi, sulla scorta di due lunghissime composizioni (rispettivamente ventidue e ventiquattro minuti) che potrebbero quantomeno rivelare lo scrigno dei loro segreti a quegli ascoltatori che sono ancora a secco di incubi e deliri free-noise.
Dovendo scegliere, la palma del momento migliore del disco andrebbe sicuramente ad “Armed”, anarchica jam di rumore in libertà e acido fiammeggiante, propulsa da un batterismo disordinato e arroventata da fili spinati di feedback e gorghi di wah-wah al napalm. Più riflessiva, “Courage” è, invece, un incubo notturno attraversato dal fantasma vocale di Michael Morley in cui tutti gli strumenti suonano, all’inizio, sparse configurazioni dell’apatia, salvo poi convergere in un crescendo garagista, a sua volta interrotto da un interrogativo interludio chitarristico. La coda è, invece, un’oscura tribolazione lisergica, che lascia l’ascoltatore in uno stato di terribile sospensione emotiva.
05/09/2013
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