GOLDEN CUP - Vagabond

2012 (Blackest rainbow)
improvisation, krautrock, psych-rock

Luca Massolin è un talentuoso polistrumentista, attivo dal 2007 nel panorama italo-portoghese della free improvisation e, più in generale, della psichedelia krauta influenzata dal noise, con molteplici collaborazioni al fianco di Kam Hassah e Sonic Youth (due nomi a caso) e due progetti: Nastro Mortal, duo dall’attitudine elettronica virata alla drone music, fondato assieme a Giovanni Donadini, e Golden Jooklo Age, trio – con Davide Vanzan e Virginia Genta – che ha alle spalle una serie di pubblicazioni e che annovera, peraltro, uno split-album con i Peaking Lights, uscito nel 2009 per la milanese Holidays Records.

Ma non è tutto. Nel 2003, infatti, Massolin inaugura anche una propria etichetta, la 8mm Records, con la quale produce artisti del calibro di Wolf Eyes, Pumice, Ashtray Navigation e Stefano Pilia, e co-produce alcuni dei lavori con i suoi due progetti.

L’avventura solista a nome “Golden Cup” nasce nell’estate del 2006 dalla necessità di Luca di evitare l’annullamento di alcuni concerti, programmati per uno dei suoi gruppi in giro per l’Europa e cancellati per l’impossibilità degli altri componenti di prendervi parte.

Il primo risultato di queste combinazioni fortuite è il nastro autoprodotto “Eye Mith” (del 2007), esordio in cui le esperienze precedenti si amalgamano in un concentrato elettronico di matrice psichedelica, arricchito da forti venature drone.

A un anno dal caleidoscopico “Sogno elettrico”, uscito per la Blackest Rainbow, il buon Luca torna nelle vesti di Golden Cup a sollecitare le nostre onde cerebrali con “Vagabond”, ancora una volta pubblicato dalla label di Nottingham in un’edizione di duecentocinquanta copie, rigorosamente in vinile.

Per l’occasione, il Nostro è stato affiancato in sala di registrazione da Mathieu Tilly (batteria e strumentazione elettronica), Maurizio Abate (chitarra) e Jeremie Sauvage (percussioni).

“Untitled 1” occupa tutto il primo lato del disco ed è una bomba a orologeria dal timer che avanza lento e inesorabile. L’incipit è affidato a un basso pulsante che, partendo in sordina, svela le trame complesse di una delirante jam di sitar, mandolino effettato, organo elettrico, batteria e chitarra infervorate: un crescendo che non conosce freno se non nella detonazione finale. Tra le ceneri, soltanto una lettera di ringraziamento ai Can.

“Untitled 2” è un pezzo di docu-music più pacato, ma non meno suggestivo: la sinuosità del ritmo tribale segnato dai bonghi apre al flauto incantatore – nettamente kosmische – di Massolin. Ci troviamo in mezzo a una sterminata foresta pluviale asiatica, e la tigre che campeggia in copertina ne è l’indizio grafico.

Si guarda ancora a Oriente con “Untitled 3”, compendio ideale dei brani precedenti: un gong echeggiante annuncia il rientro in scena di sitar e tappeti sintetici di Tilly, nostalgici quanto basta a riportare la mente alle sonorità care a Manuel Göttsching e ai suoi Ash Ra Tempel, mentre le percussioni scandiscono in maniera calibrata l’ultima tappa di questo profondo “vagabondaggio spirituale”.

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22/10/2012

Tracklist

  1. 1. Untitled 1
  2. 2. Untitled 2
  3. 3. Untitled 3

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