Nell’ambito di quella pseudo-scena che risponde al nome di “Crimson Wave”, U.S. Girls è uno dei nomi caldi. O, almeno, è quello che si sente dire in giro…
La creatura di Meghan Remy, sempre su Siltbreeze, rilascia il suo terzo lavoro, “Go Grey”, disco che dovrebbe essere “della maturità” ma che, invece, finisce rovinosamente per risultare poco creativo e tutt’altro che memorabile. Qualcuno si ostina a sostenere che musica del genere debba essere letta nell’ambito di una certa estetica del “brutto” e bla-bla. Tuttavia, dinanzi a opere del genere, è davvero difficile tapparsi le orecchie in nome di questa o quella metafisica del “brutto”.
In questi scarsi ventotto minuti di noise devastato e di psichedelia umbratile, ci s'imbatte, senza grandi clamori, in circoli inebetiti dentro cui la voce si smarrisce come una nenia smaniosa di farla finita, una volta per tutte (“Turnaround Time”, “The Mountain’s High” e “Down on Jackson”); si presta attenzione, distrattamente, a dire il vero (ma non è colpa vostra, non preoccupatevi!), alla musica post-industriale per principianti di “Summer Of The Yellow Dress”, al trip allucinogeno e garagista di “I Don't Have A Mind Of My Own” e alle ipnotiche mutazioni Mars di “Sleeping On Glass”. Ipnotiche, eh! Non ipnagogiche; o forse sì? Tanto, si capisce poco lo stesso, tra ricordi e ricordi del ricordo…
Meghan è una ragazza annoiata e forse anche depressa. Oppure, la sua è una posa bella e buona. Bisognerebbe indagare a fondo. In ogni caso, siamo lontani dalla migliore Zola Jesus quando la Nostra tenta la carta di una stramba malinconia acida (“His Son's Future”) o cerca di sostenere la maschera con la torbida litania dreamy di “Blue Eyes On The Blvd.”.
Mediocre.
08/02/2010
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