C’è poco da dire: “You Forgot It In People” dei Broken Social Scene e “Funeral” degli Arcade Fire sono dischi memorabili, che hanno segnato la storia del rock indipendente di questo decennio. “Silhouette”, l’opera prima del chitarrista dei fenomenali Jaga Jazzist, Harald Frøland, sembra provenire dalle stesse costellazioni. Difficile comunque sperare che questa cometa norvegese lasci una scia tanto duratura e folgorante.
Lontano anni luce sia dal jazz che dall’elettronica del suo gruppo madre, Frøland ha costruito un monumentale album di nove canzoni arrangiate con l’aiuto di una piccola orchestra rock, capace di dare profondità e potenza a tutte i suoni contenuti sul disco. In primo piano, ovviamente, le chitarre elettriche, ma anche le linee vocali di Harlad così come le trombe, i tromboni, i flauti, i clarinetti, i violini e tutta una serie di vecchi sintetizzatori. E a tenere insieme ogni suono la batteria meravigliosa di Kenneth Lamonds, sempre pronta a esplodere e sostenere i micidiali riff di chitarra.
“If You Can’t Feel Yr Heart” parte come una ballata progressive alla Porcupine Tree ma prima la voce e più tardi la batteria la trasformano, scaldandola, in un sogno a occhi aperti degno dei migliori Kent. Dove le atmosfere rimangono più legate alle sonorità degli strumenti acustici e gli arrangiamenti girano intorno come in un ottovolante (“Razor Blade”) vengono in mente le aperture ariose del primo Sufjan Stevens.
Dalla Norvegia non smettono di brillare meravigliose comete dell’universo rock.
30/10/2009