Jaga Jazzist

What We Must

2005 (Smalltownsupersound / Ninja Tune) | jazz-rock

Lars Horntveth e soci tornano a deliziarci con una nuova fatica pregna di pomposità indie, e del resto cosa aspettarsi da un'orchestra rock, se non un suono discretamente magnificente? Jaga Jazzist quindi, ma di jazz è rimasto ben poco, così come di elettronica che emerge appena tra poderose maglie chitarristiche. Pur sempre di post-qualcosa stiamo parlando, se proprio vogliamo torturarci con le etichette, o no? Post-rock o meno, quel che importa è che "What We Must" è un terzo supremo saggio di maestria compositiva da parte del collettivo di norvegese.

C'è l'imbarazzo della scelta, si può cominciare ad ascoltare dalla fine o da metà, e a tal proposito consigliamo caldamente di prestare attenzione alla splendida "Oslo Skyline", zoppicante crisalide rumorosa che si schiude in un maestoso crescendo elettrico, come proiettili con ali di farfalla. Climax di tensione e ghiaccio che si scioglie accalorato da note emotive, questo è il segreto delle band nordiche e i Sigur Rós lo sanno bene (a proposito avete ascoltato "Takk..."? Ma come, ancora no? Che il dio del rock abbia pietà di voi...); altra perla di fredda emozione è l'iniziale "All I Know Is Tonight", prima furiosa, poi pienamente svuotata di suoni, poi ancora progressivamente riempita da timbriche metalloidi.

Pezzo numero 2, "Hotel", prego fare largo, creatività al potere; solito attacco da boscaioli sonici alla Mogwai, poi improvvisamente suggestioni elettro-esistenziali e cambio di ritmo, come dei New Order esiliati a suonare per le foche nel circolo polare artico; se non è classe questa… Flashback e suggestioni filmiche in "Swedenborgske Rom", ancora crescendo di chitarre in una nuvolosa cappa ambientale, quasi una favola donata dai Jaga all'eterno e sensibile bambino che è in noi.

Dieci elementi bastano a formare un'orchestra? Evidentemente sì, se il collettivo si chiama Jaga Jazzist, che con "What We Must" è al terzo saggio di pura maestria compositiva. Sempre meno elettronica e sempre meno avvezza ad aperture jazzistiche, l'orchestra di Horntveth e soci puntella le consuete, lunghe composizioni di estasi nordiche e ghiacci roventi…un turbinio di sensazioni suscitate da tenui linee melodiche incastonate in floreali orchestrazioni al rumor bianco. Ah, il disco è in loop, immagini si materializzano tra sonno e veglia, ma purtroppo è ora di svegliarsi. Grazie per il viaggio.
  • Tracklist
1. All I know is tonight
2. Stardust Hotel
3. For all you happy people
4. Oslo Skyline
5. Swedenborgske Rom
6. Mikado
7. I have a ghost, now what?
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